09/02/10
Fano (Pesaro Urbino)- “Concedere il cambio della destinazione d'uso da artigianale in commerciale nell'area dell'ex zuccherificio per circa 10.000 mq, significa l'insediamento di oltre 40 attività fino a 2.500 mq”. Così il segretario di Confcommercio Fano Francesco Mezzotero sul possibile cambio di destinazione dell’ex zuccherificio.
“Chi dovrà decidere deve prima consultarci e confrontarsi –dice Mezzotero- In quella occasione porteremo l'elenco delle attività commerciali che hanno chiuso le serrande nella città e nel centro storico, porteremo i bilanci delle aziende, dimostreremo la situazione precaria in cui versa il commercio con le probabili ulteriori chiusure e licenziamenti di personale.Di queste centinaia di famiglie, di conseguenza, l'Amministrazione comunale dovrà farsi carico di dare un posto di lavoro o il loro mantenimento.Se è questo che l'Amministrazione comunale vuole, non deve fare altro che concedere quanto chiesto dalla società Madonna Ponte”.
“Ma di sicuro non staremo a guardare, né accetteremo la distruzione del sistema economico commerciale del territorio.La crisi degli ultimi due anni ha fatto emergere il valore della piccola e media impresa. Il 98% delle imprese del nostro Paese ha meno di 9 dipendenti, un mondo che rappresenta l'80% dell'occupazione ed il 75% del Pil cioè della ricchezza del Paese, la propria spina dorsale.L'intesa tra Confcommercio e Sindacati ha portato nel mese di novembre alla approvazione del testo unico del commercio nella Regione Marche che, tra le tante novità, prevede una regolamentazione degli outlet e la possibilità di blocco della grande distribuzione demandata ai Piani territoriali di coordinamento provinciale.Ricorrere alla furbizia per aggirare gli ostacoli non giova a nessuno.La società Madonna Ponte ha rinunciato al progetto di lottizzazione per l'area ex zuccherificio, dopo che era stato bocciato sia dall'Amministrazione comunale che dalla città, ha ritirato la licenza per i capannoni industriali e artigianali, li sta costruendo e per tale finalità devono restare.Cambiare le carte in tavola è scorretto e dannoso che né l'Amministrazione comunale, né i cittadini né il settore commerciale devono subire per l'interesse di pochi”.
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