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09/03/10
Pesaro (PU)- Le piccole imprese artigiane chiedono maggiore equità nella tassazione e riduzione di una pressione fiscale insostenibile. E’ questo il messaggio che la Confartigianato provinciale rivolge al Fisco, sintetizzando i lavori della seconda delle giornate che ogni mese l’intero gruppo dirigente elettivo dedica ai temi sindacali più urgenti.
Ad ascoltare le ragioni degli artigiani, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Claudio Maggiori, il quale ha illustrato il nuovo assetto organizzativo della Direzione provinciale.
La relazione svolta da Andrea Trevisani, Responsabile nazionale delle politiche fiscali della Confartigianato, si è incentrata sul tema cruciale degli studi di settore e sugli accertamenti svolti dal Fisco.
“Il 2009 rappresenta il banco di prova degli studi di settore – ha affermato Trevisani -. Siamo in una fase d’emergenza che impone uno sforzo straordinario sul fronte della capacità degli studi di settore di registrare gli effetti della crisi sulle imprese. In questo momento di difficoltà, sarebbe un grave errore stimare livelli di congruità non realistici. Poniamo la massima attenzione ai correttivi che sono stati introdotti poiché i dati di bilancio delle nostre imprese parlano chiaro. Gli studi di settore sono una formidabile lente di ingrandimento per leggere la situazione del nostro tessuto imprenditoriale nelle sue diverse articolazioni territoriali e settoriali. Ci auguriamo che in futuro la stessa capillarità di conoscenza e la trasparenza di informazione nei confronti dell’opinione pubblica, finora riservate soltanto alle micro e piccole imprese, vengano estese anche a tutte le altre imprese di qualsiasi dimensioni esse siano”.
Dall’incontro è emersa una realtà ben diversa da quella che leggiamo in questi giorni sui giornali.
Non è vero che i dipendenti dichiarano un reddito superiore alle imprese.
Infatti gli stessi dati dell’Agenzia delle Entrate, se ben interpretati, rivelano che nella provincia di Pesaro e Urbino le persone fisiche congrue, rispetto agli studi di settore, presentano un reddito medio di 35.900 euro, mentre le società di persone arrivano a 47.000 euro: un dato ben superiore rispetto ai 19.335 euro del reddito medio di un lavoratore dipendente.
I dati medi non forniscono una fotografia esatta della realtà reddituale dei lavoratori dipendenti e autonomi e fanno apparire il reddito d’impresa inferiore a quello del lavoro dipendente. Va chiarito, quindi, che le differenze di reddito tra i soggetti congrui e quelli non congrui agli studi di settore sono molto ampie.
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