30/08/10
Fano (Pesaro Urbino)- Sull’ospedale unico interviene anche la Rete Sociale.
“La democrazia partecipativa aiuta a creare le condizioni per cui tutti i cittadini di una comunità possano portare contributi significativi ai processi di decisione –scrivono dalla Rete Sociale- per allargare la base di condivisione delle scelte e dare quindi a tutti l'opportunità di comprenderle. Il successo di tali processi dipende anche dalla qualità di informazioni raccolte e scambiate”.
“Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un dibattito - in parte strumentalizzato - sulla questione del nuovo ospedale per il territorio. L’ospedale nell’immaginario collettivo è il luogo salvifico per eccellenza. Quindi la politica deve agire con la massima attenzione ma soprattutto maneggiare con molta cura l’informazione sulle scelte, favorendo uno scambio reale di riflessioni tra cittadini e istituzioni(democrazia partecipativa”).
“I cittadini sono sempre più informati e sono consapevoli che le frontiere della medicina avanzano celermente, le eccellenze, quelle vere, non possono essere trovate dietro l’angolo della propria città. Una parte consistente della popolazione ha più di sessantacinque anni e nei prossimi venti anni questa parte aumenterà notevolmente, tra l’altro la nostra regione già oggi gode del primato di longevità. Sono i cittadini più avanti in età a richiedere i servizi ospedalieri, Il 25 % degli accessi al Pronto Soccorso riguarda pazienti anziani e di questi il 40 % viene ricoverato ( contro il 15 % della fascia 15-64 anni); oltre il 50 % di tutti i ricoverati sono anziani che consumano il 60 % di tutte le giornate di ricovero. Questa parte di popolazione ha bisogno di cura e di sostegno soprattutto nel territorio, in futuro la domanda sarà in crescita esponenziale. Le regioni più virtuose hanno razionalizzato da anni la rete ospedaliera e si sono avviate a rafforzare la rete dei servizi territoriali”.
“Il Veneto solo per citarne una, ha già intrapreso da tempo l’inversione del senso di marcia investendo il 55% delle risorse a favore dei servizi territoriali (ospedali di comunità, strutture riabilitative, residenze sanitarie, medicina domiciliare integrata tra sociale e sanitario); il 45% verso una sanità che è destinata per curare le acuzie in modo eccellente”.
“Prima di arrivare alle barricate per la difesa dell’ospedale della nostra città si faccia chiarezza responsabilmente al di là del gioco delle parti che giustamente distingue i ruoli tra chi governa e chi deve fare opposizione. La popolazione tutta percepisce la necessità di una struttura nuova più efficiente per la cura quando è costretta a servirsene. Tutti i cittadini fanesi e del suo hinterland sono consapevoli di avere un nosocomio costruito nello scorso secolo, anzi una parte è veramente un cimelio storico che andrebbe conservato e vincolato dalla sovrintendenza. L’elenco dei cittadini donatori dei primi del 900 ci fa capire quanto stava a cuore l’ospedale alla nostra comunità simbolo di quella solidarietà e dell’unità della città a vantaggio di quei cittadini che spesso non se lo potevano permettere. Una parte di quei patrimoni terrieri sono ancor oggi nella disponibilità della città erano donazioni agli Istituti Riuniti di Beneficienza e Assistenza proprietari dell’ospedale”.
“Oggi nel 2010 c’è un problema evidente di contenitore come è chiaro a tutti che c’è un problema ancora più importante di contenuto fatto di medici con alte professionalità e di personale paramedico altrettanto preparato e attento ai bisogni quotidiani dei pazienti, che in quanto tali si aspettano di uscire quanto prima dall’ospedale almeno in migliori condizioni di come sono entrati”.
“Chiediamo quindi responsabilità e chiarezza di informazioni questo vale per Fano come per Pesaro due città che hanno avuto la fortuna o la sfortuna a secondo di come si percepisce l’appartenenza ad un territorio, di avere una collina che le divide (l’Ardizio) e un piccolo fossatello (fosso sejore) altrimenti sarebbero state unite da tempo come lo sono diventate molte città a noi vicine. La viabilità rimane infatti uno dei nodi che hanno sempre diviso le due città al pari della collina”.
“Attendiamo tutti dai decisori politici ed in primis da chi governa la sanità pubblica quindi dalla Regione chiarezza, si spieghi bene, cosa si intende per salute dei cittadini, quale è il progetto complessivo, le risorse e quindi la copertura dei costi, i tempi, le modalità che garantiscano un accesso sicuro alla struttura, come si intende rafforzare l’ importante medicina del territorio nella sua interezza (vallate del Metauro e del Cesano) perché soprattutto questi cittadini hanno necessità di risposte integrate. Occorre riconsiderare i processi decisionali che interessano l’intera comunità. Questo ci attendiamo dalla politica che si deve occupare del bene comune e la salute è il bene più prezioso a cui tutti teniamo. Questi sono i momenti di chiarezza che occorre affrontare in un confronto alla pari tra istituzioni e cittadinanza, altro che ospedale unico sì, ospedale unico no; ai cittadini di Fano, di Pesaro e dell’intera provincia servono proposte utili a curarsi sempre meglio, non nostalgie di vecchi campanilismi”.
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