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Dalla tela colorata ai jeans da 2mila euro, in una mostra la “jeans valley”

Una mostra sulla jeans valley

09/03/11 13:17

Sant’Angelo in Vado (PU) - La sabbiatura o la scoloritura con la pietra pomice, i lavaggi speciali che rendono i capi più morbidi e che donano ai jeans quell’effetto “vissuto” che tanto richiama gli anni Settanta.

 

Un periodo nel quale quella forma di invecchiamento era di gran moda tra i giovani che cercavano di ottenerla con ogni mezzo: da un naturale logoramento per consunzione a vere e proprie operazioni manuali di abrasione.

 

Oggi quell’aspetto è ottenuto con moderne tecniche che vedono nell’Alta Valle del Metauro -che nei fasti di un’epoca di minore concorrenza dei paesi asiatici era denominata come jeans valley- un punto importante di lavorazione del più popolare tra i tessuti.

 

Tutto questo è stato documentato per immagini ed oggetti nell’ultima sezione della mostra fotografica-documentaria dal titolo “dal Guado alla Jeans valley”, inaugurata ieri a Palazzo Mercuri di Sant’Angelo in Vado. Tanta gente al taglio del nastro dell’esposizione organizzata dalla CNA di Pesaro e Urbino e dal Comune di Sant’Angelo in Vado: dalle famiglie storiche di sarti ed artigiani del territorio, ai nuovi imprenditori del jeans. Sono stati tanti quelli che hanno voluto visitare la mostra curata da Cristina Ortolani che ha raccolto testimonianze, foto e documenti su quasi cento anni di storia del tessile abbigliamento nel territorio.

 

Dalle cappellaie di Sant’Angelo in Vado alle operaie della Cia di Fossombrone; dalle sarte dell’Oda di Urbania ad intere famiglie di sarti nella Valle del Metauro; dai lavoratori extracomunitari alla concorrenza dei cinesi fino alle griffe più trendy del casual.

 

Tutto raccontato in oltre 30 pannelli che riportano immagini e testimonianze.

 

E poi oggetti d’uso, materiali, tessuti e jeans (un paio in esposizione viene venduto a quasi 2mila euro), che occupano tutto l’ultimo piano di Palazzo Mercuri.

 

Sui pannelli la storia di famiglie di artigiani dei tessuti (Pasquini, Massani, Maroncelli, Faggiolini, Dini, Negroni Garulli, Marchetti, Baiocchi); sarti e sarte che hanno segnato lo sviluppo e la moda di un’intera vallata.

 

Oltre al sindaco Settimio Bravi e all’assessore alla cultura Ubaldo Pompei (che hanno ribadito l’importanza di non disperdere la storia di un settore importante per questa terra), all’inaugurazione ha partecipato anche il presidente provinciale e vicepresidente nazionale della CNA, Giorgio Aguzzi. Il rappresentante dell’associazione ha evidenziato il costante impegno della CNA per aiutare le imprese e per non lasciarle sole in questo periodo di crisi. Concetto ribadito anche dal responsabile del settore tessile-abbigliamento dell’associazione, Moreno Bordoni che ha ricordato la serie di iniziative messe in campo dalla CNA in favore del settore.

 

Al tavolo anche la presidente di Cna Impresa Donna, Emilia Esposito. E’ stata proprio la Esposito, nella giornata dell’8 marzo, a ricordare l’impegno ed il sacrificio di tante donne che in queste terre hanno dovuto dividere la loro vita tra i laboratori e la famiglia; tra i campi ed i figli.

 
La mostra dal “guado alla valle del jeans” rimarrà aperta sino al 15 maggio.  

Redazione Fanoinforma.it


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