rss feed RSS | newsletter Iscriviti alla newsletter | pubblicità pubblicità | contatti contatta la redazione 
  Fanoinforma il giornale di Fano Pesaro e Urbino giovedì 17 maggio 2012 | 17 ° fano fano
TUTTE | Fano | Pesaro | Urbino | Valle del Cesano | Valle del Metauro
HOME| Associazioni | Auguri | aziende | Cronache | Cultura | Eventi | GUSTO | Politica | Sport | Studenti

Associazioni

Pesaresi coinvolti nella truffa nel biologico “distinguiamoli dagli imprenditori onesti”

agricoltori di biologica

15/12/11

Pesaro (PU)- “Il comportamento di qualche singolo non deve danneggiare il lavoro di tanti operatori onesti che operano nel biologico”. E’ questo il giudizio della CNA di Pesaro e Urbino sulla recente operazione della Guardia di Finanza di Verona che ha scoperto una gigantesca truffa alimentare e fiscale nel settore del biologico che ha coinvolto anche degli imprenditori pesaresi.

Ricordiamo come le Fiamme Gialle abbiano sgominato nei giorni scorsi un’organizzazione specializzata nell’immissione sul mercato di cereali e farine falsamente etichettate come biologiche; alimenti per lo più provenienti dalla Romania e destinati al consumo italiano. E’ stato così smascherato un fenomeno che rischiava di dare un colpo micidiale al biologico italiano; movimento che negli ultimi anni ha registrato una notevole crescita in termini di consumi a fronte di un’offerta più ampia.

A tale proposito evidenziamo alcuni numeri che rendono un’idea delle dimensioni raggiunte dal mercato dei prodotti biologici in Italia; si contano infatti 45.509 operatori biologici all’inizio del 2010 mentre sono coltivati a biologico 1.106.684 ettari con una crescita del 10 per cento. Di questi si stima nel Pesarese siano oltre 300 gli operatori che operano direttamente o indirettamente nel settore.  

Si intuisce dunque come questo grave fatto che ha coinvolto anche imprenditori della zona, rischi di danneggiare l’immagine e la reputazione del settore biologico della provincia.

“Per questo Cna Alimentare - dice la responsabile provinciale, Luciana Nataloni - cerca di difendere e sostenere tutti gli operatori e le imprese della provincia di Pesaro e Urbino che lavorano onestamente nel rispetto delle leggi e dei relativi disciplinari, trasformando materie prime sane, controllate e tracciate”.

La CNA condanna la maxi truffa, messa in atto da un sistema delinquenziale che ha approfittato delle opportunità del settore per arricchirsi indebitamente. Tuttavia rimarca a gran voce l’importanza strategica del biologico quale settore di distinzione dell’economia.

E’ opportuno infatti sottolineare che la normativa vigente nell’Unione Europea ha individuato da tempo un sistema di controlli e di certificazione, costituito da autorità pubbliche e da organismi di certificazioni privati autorizzati da un’autorità pubblica competente per cui il prodotto biologico viene ed è garantito da ispezioni ricorrenti che riguardano sia l’aspetto amministrativo sia quello agronomico con le analisi dei campioni delle materie prime. Ciò non toglie che una sburocratizzazione del sistema di certificazione sarebbe auspicabile proprio per favorire trasparenza e legalità.

“La CNA - conclude la Nataloni - ritiene infine assolutamente  necessaria una più attenta quanto doverosa politica di controllo delle merci e delle materie prime in ingresso nel nostro Paese al fine di accertarne la conformità agli standards qualitativi secondo la normativa specifica di settore e soprattutto la loro destinazione, anche eventualmente implementando l’attuale sistema di tracciabilità”.

Redazione Fanoinforma.it


commentiNumero commenti (2) Bookmark and Share stampaPDF segnalasegnala



Commenti su Fanoinforma.it
  • 17/12/11 Da: Roberto Pinton (AssoBio) - Dall’esame di tutti i documenti che interessavano le ditte coinvolte si è accertato che il volume di prodotti con falsa certificazione biologica è meno del 2,5% di quello prospettato dalla GdF, che si riferisce all’intera quantità registrata dalle ditte indagate, che risulta perdipiù frutto anche di fatturazione fittizia: non a caso agli arrestati vengono addebitati i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e altri documenti inesistenti, la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

    Anche il valore dei prodotti accompagnati da certificati falsificati è nettamente inferiore a quello stimato la settimana scorsa: applicando le quotazioni di mercato odierne, arriviamo a fatica a 5 milioni di Euro (contro i 220 milioni di cui s’era parlato: anch’essi sono riferiti al volume d’affari complessivo delle società coinvolte, sempre gonfiato da operazioni inesistenti).

    È stato anche accertato che la frode si è protratta da ottobre 2007 ad agosto 2008 e ha riguardato esclusivamente orzo, mais e soia per mangimi, girasole, farro, 2 partite di frumento e delle mele da purea.

    Il perimetro della frode (che innegabilmente c'è stata, ma si palesa più come “frode fiscale” che come “frode biologica”), va assai ridimensionato.

    Ciò non basta a rasserenare le 47.658 aziende perbene e le oltre 300.000 persone che lavorano nel settore biologico italiano (che sono parte lesa e attraverso le loro organizzazioni stanno costituendosi parte civile nel processo), ma dà almeno la dimensione corretta.
  • 15/12/11 Da: Paolo Lucarelli - i nomi?
Inserisci il tuo commento

Nome e Cognome:   
Il tuo indirizzo IP verrà registrato - I commenti sono soggetti ad approvazione da parte della redazione



Prossimi articoli













Copyright 2012-2013 © - In fase di Trasferimento Proprietà e Direzione Responsabile ad ANTEPRIMA WEB SRL P.I. 02404490415 |
Registrazione n. 539 del 22/09/2006 presso il Tribunale di Pesaro