25/01/12
Pesaro (PU)- Siamo arrivati ad una svolta epocale per le abitudini alimentari italiane oppure c’è ancora un margine per discutere ragionevolmente di qualità dei prodotti?
Non potremo davvero più mangiare né pizza, né pane cotti nei forni a legna per colpa delle famigerate pm 10?
Il Comune di Pesaro infatti, in seguito ad un regolamento regionale emanato alla fine di novembre nonostante le forti opposizioni di tanti soggetti tra cui, non ultima, la nostra Associazione, ha adattato l’ordinanza con la quale obbliga le attività di panificazione e ristorazione a dotarsi di appositi filtri per l’abbattimento delle pm 10 oppure convertire l’alimentazione da legna a elettrica o metano.
“Avremmo preferito che la Regione - afferma Roberto Borgiani, direttore Confesercenti Pesaro e Urbino – prima di prendere decisioni simili, avesse fatto un’indagine sull’effettiva capacità inquinante dei forni a legna di ristoranti e pizzerie che, secondo noi, è assolutamente irrisoria. Successivamente avrebbe dovuto prendere provvedimenti per una progressiva regolarizzazione, magari garantendo un contributo economico alle imprese che, invece, in piena crisi economica, si trovano sul groppone un altro gravoso e dispendioso obbligo. Per anni abbiamo cercato, da consumatori, di rintracciare la qualità proprio nella tradizione dei cibi, nella loro genuinità e tutt’ora il marketing territoriale passa attraverso la riscoperta di antiche produzioni. Come coincide con questo, la pizza cotta nel forno a metano o elettrico? Come possiamo pretendere la qualità tradizionale di un pane cotto a legna, se penalizziamo chi lo produce? In questo contesto, infatti, per gli operatori non è conveniente mantenere le tradizionali forme di cottura a biomassa poiché ciò comporta un sostanzioso sforzo finanziario (oltre che una serie di adempimenti burocratici di non poco conto) che, considerata anche la pessima congiuntura economica, costringerà, forse i clienti a rinunciare al gusto della pizza appena uscita dal vecchio forno a legna”.
Confesercenti, in ogni caso, non demorde: l’Associazione ha, infatti, chiesto per l’ennesima volta al Comune di Pesaro la possibilità di istituire un tavolo di concertazione in cui discutere di un’applicazione ragionata e non superficiale dell’ordinanza.
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