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RUBRICA

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IL BULLISMO (1)

(Prima parte)

27/11/06

Il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila (sent. 11.04.2002) ha sancito che “È configurabile il reato di cui all'art. 581 c.p. quando più soggetti minorenni, in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, percuotono un compagno di scuola labile sul piano psichico per tutta la durata dell'anno scolastico […]”.

La S.C. (sent. 19331/2005), affrontando il caso in cui un ragazzo, affetto da handicap, veniva costretto a compiere e subire atti di violenza sessuale, ad assumere sostanze stupefacenti e a mangiare un panino imbottito con escrementi animali, ha stabilito che, nei casi più gravi, è legittimo ricorrere al carcere. Di fatto, la Suprema Corte ha stabilito che il collocamento in comunità in attesa del processo (misura alternativa alla custodia cautelare in carcere nei procedimenti con imputati minorenni) costituisce una misura troppo blanda per gli studenti che, indiziati di gravi episodi di violenza nei confronti di compagni di classe più deboli, continuano nella loro condotta anche dopo che le indagini sono iniziate; per questo motivo i giudici minorili non possono escludere l'applicazione del carcere preventivo, rimedio necessario quando tutte le altre misure appaiono inidonee.

In altra sentenza la S.C, nell'affrontare il caso di un gruppo di studenti abruzzesi tra i 15 e i 16 anni che si erano resi protagonisti - a scuola - di una violenza sessuale di gruppo, ha ritenuto applicare una misura limitativa della libertà, posto che un ritorno sui banchi di scuola avrebbe “gettato nel panico la vittima e le altre minori dell'istituto''. Secondo la Corte, anche se i ragazzi erano tutti minorenni, si sarebbero “resi protagonisti di una violenza sessuale di gruppo” non ascoltando “tutti i richiami dei docenti”; va evidenziato che, in questo caso, la Corte non abbia ha accolto le richieste della difesa di sostituire la custodia cautelare in carcere con misure meno severe, assumendo che non si può “rivendicare l'interruzione dei processi educativi nei confronti di ragazzi che mostrano totale disinteresse per lo studio”.

Leggo che il problema del cd. “bullismo” è diffuso in Italia più di quanto si immagini; coinvolgerebbe, secondo dati più che attendibili, almeno un ragazzo su tre.

In molti, ritengono che debbano essere considerati atti di “bullismo” gli insulti, le voci diffamatorie e le false accuse. Ma non solo: anche il razzismo, le critiche immotivate ed l’eccessivo controllo, i piccoli furti, l’estorsione, le minacce, la violenza privata, le aggressioni o i giochi violenti con forti squilibri tra i giocatori; sinanco le lesioni personali, le arbitrarie esclusione dal gioco, le percosse, il danneggiamento delle cose degli altri.

E secondo voi ?

[segue …]

Avv. Nicolò Marcello


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Commenti su Fanoinforma.it
  • 30/11/06 Da: Stefano R. - Un adulto che uccide a 28 anni significa che può farlo anche a 17. Con questo ho già espresso molto. complimenti per la sua rubrica ed alle altre gestite su questo quotidiano. Buon lavoro
  • 29/11/06 Da: Giulia a. - Prima di tutto complimenti per l'articolo e per la scelta del tema trattato che offre buoni spunti di discussione e "riflessione". Riflessione che mi auguro non porti solo alla considerazione di questi ragazzi come "mele marce". Con questo non voglio dire che bisogna far finta di niente di fronte ad episodi del genere ma non credo che "l'espatrio" serva a qualcosa. Sicuramente questi fatti dovrebbero farci pensare a come possiamo attivarci anche noi come persone, cittadini, insegnanti, genitori e contribuire alla costruzione e diffusione di atteggiamenti sociali ed emotivi adeguati. Un comportamento "deviante" quasi mai nasce improvvisamente..Le misure alternative al carcere penso siano già un prezzo considerevole per l'atto commesso.
  • 28/11/06 Da: Sara G. - Innanzitutto complimenti per la rubrica. Io non sono d'accordo con il commento di Marco S.: di certo il bullismo è correlato con comportamenti devianti e delinquenza e la vittima ne subisce gli effetti a lungo termine, ma se parliamo di carcere preventivo verso minorenni si va a riconfermare quell'unica immagine di sè negativa che percepiscono e che tentano di mostrare perchè è l'unica che conoscono! Perchè sbbarrarli una possibile via d'uscita? Sarei molto d'accordo con un approccio socio-educativo.
  • 28/11/06 Da: Giovanni F - Secondo me è la certezza di una punizione conseguente ad un atto sbagliato a fare da deterrente e quindi prevenire il crimine. Quindi la repressione è parte fondamentale nella prevenzione. La pena però dovrebbe essere alternativa alla detenzione in un carcere tradizionale minorile, ma essere costiuite da esperienze "forti" in paesi in via di sviluppo o comunità apposite che prevedano un controllo sociale stretto sul reo. Inoltre all'età di 14 anni le mele marce sono già individuabili tra i banchi di scuola e devono essere allontanate e inserite in percorsi formativi sul posto di lavoro dove si fa la vera formazione, in considerazione dell'attuale mercato del lavoro che offre opportunità maggiori a chi non è nemmeno diplomato
  • 28/11/06 Da: Marco S. - Secondo me è giustissimo punire in questo caso i minorenni. E' assurdo che una persona fisica che non abbia ancora raggiunto la maggiore età possa commettere atti simili. E li vogliamo tutelare perchè sono minorenni? E chi non ha mai fatto nella giovane età un atto di "bullismo" ? Ma tutto ha un limite. Quando diventa un atto criminale o di violenza è giuto che sia punito.
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