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Si decide il passaggio del servizio idrico da Aset SpA ad Aset Holding SpA
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17/07/12 15:58
Fano (PU) - Ad oltre un anno dalla vittoria referendaria e subito dopo la mobilitazione di centinaia di persone, che in tutto il territorio provinciale hanno chiesto conto del mancato rispetto dell’esito referendario, a Fano si decide il passaggio del servizio idrico da Aset SpA ad Aset Holding SpA.
Il Comitato Acqua Bene Comune di Fano e il coordinamento provinciale ribadiscono le principali ragioni per cui ritengono che anche le società per azioni a totale capitale pubblico, come Aset e Aset Holding, non sono idonee a garantire la gestione pubblica dell’acqua imposta dall’esito dei referendum.
“La prima ragione – dichiarano il Comitato Acqua Bene Comune e il coordinamento provinciale - è la sostanziale incompatibilità tra una società per azioni e la gestione in house del Servizio Pubblico Locale.
L’affidamento in house (o in house providing) avviene quando l’Ente pubblico attribuisce l’appalto o il servizio ad altra entità giuridica mediante il sistema dell’affidamento diretto ossia senza gara. Tale modalità di affidamento diretto a una società per azioni partecipata è ammissibile purché ci siano tre requisiti: la proprietà pubblica al 100% dell'azionariato, il Controllo analogo a quello che l’Ente pubblico esercita sui propri servizi e la prevalenza dell'attività svolta dalla società per azioni (cioè l’80% della sua produzione) per l'Ente affidante.
Il Controllo analogo è il requisito più difficile da realizzare e appare ben difficile esercitarlo con gli strumenti ordinari del diritto societario che consentono ai soci una partecipazione fortemente limitata ad alcuni ambiti oltre cui non è possibile eccedere. Il Controllo Analogo tra l'Ente Locale e la società affidataria dei servizi dovrebbe andare ben oltre quello esercitabile in qualità di semplice socio di maggioranza, perché la partecipazione indiretta indebolisce il potere di controllo. Inoltre le possibili operazioni di fusione e incorporazione tra imprese, aumentando le dimensioni della società, indebolirebbero ulteriormente la possibilità di esercitare i poteri di indirizzo, vigilanza e controllo da parte del Comune”.
“La seconda ragione – continuano il Comitato Acqua Bene Comune e il coordinamento provinciale - è che le società per azioni per loro natura giuridica devono produrre utili, da distribuire tra i soci o reinvestire in azienda, mentre il Referendum ha escluso la remunerazione minima garantita del 7% per i capitali investiti nei Servizi pubblici locali.
Inoltre le società per azioni a totale capitale pubblico non garantiscono sufficiente trasparenza per una gestione davvero partecipata del servizio idrico integrato”.
“Pertanto auspichiamo - concludono il Comitato Acqua Bene Comune e il coordinamento provinciale - che in futuro l'intera gestione del servizio idrico che domani verrà scorporata da Aset SpA per passare ad Aset Holding SpA, in futuro venga gestita da un organismo soggetto alle norme di diritto pubblico come ad esempio il consorzio di Comuni o l'Azienda speciale, e non da una società per azioni.
Nonostante il nostro percorso riguardi nello specifico il servizio idrico, ci teniamo a chiarire che anche un settore come quello dei rifiuti, per i forti interessi economici che lo animano, andrebbe gestito in maniera pubblica trasparente e partecipata all'interno di un Ambito territoriale definito, come anche richiede la legge. Tale tipo di gestione ci sembra l'unica in grado di garantire un controllo diretto da parte dei cittadini”.
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Redazione Fanoinforma.it
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