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Cultura

"Rigoletto alle muse"

Vladimir Stoyanov

18/02/09 Ancona - Dopo il grande successo della prima opera in Stagione The Emperor Jones, torna il grande repertorio classico con una delle opere più note, l’amatissimo Rigoletto melodramma in tre atti, musica di Giusepe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave. Il capolavoro verdiano andrà in scena come penultimo appuntamento (chiude Aterballetto con Terra/Rossini cards, 21 e 22 marzo) della Stagione Lirica e di Balletto della Fondazione Teatro delle Muse, in tre serate 24, 26 febbraio e 1 marzo.

Con Rigoletto torna l’esperienza e la grandissima qualità del maestro Bruno Bartoletti che dopo aver diretto L’imperatore Jones, sale ancora una volta sul podio del Teatro delle Muse. Ad affiancare Bartoletti, il regista Stefano Vizioli, che nel corso di trent’anni anni di attività ha messo in scena circa cinquanta spettacoli operistici, in Italia e all'estero, realizzando fra l'altro, nuove produzioni per il Teatro alla Scala, l'Opera di Roma, il Teatro Massimo di Palermo, il Teatro San Carlo di Napoli e la Fenice di Venezia.

In scena un cast di spessore con il baritono Vladimir Stoyanov che vestirà i panni di Rigoletto, il soprano Annick Massis sarà Gilda, il tenore Stephen Costello Il Duca di Mantova, Stefanie Irányi Maddalena, Arutjun Kotchinian Sparafucile. E poi Tiziana Tramonti (Giovanna), Francesco Palmieri (Il Conte di Monterone), Giovanni Guagliardo (Marullo), Pietro Picone (Matteo Borsa), Giacomo Medici (Il Conte di Ceprano), Olga Maria Salati (La Contessa di Ceprano), Valentina Chiari (Paggio della Duchessa) e Gianni Paci (Usciere di Corte).

Impianto scenico ideato da Francesco Lozzi, i costumi sono di Susanna Rossi Jost, le luci di Nevio Cavina. Diretti dal maestro Bartoletti: l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, il Coro Lirico Marchgiano “V. Bellini” con Maestro del Coro David Crescenzi e l’Orchestra di Fiati della Banda Città di Ancona.

Dell’opera il regista Vizioli dice - Rigoletto è opera di solitudini: la figura del buffone si propone isolata nella sua “schizofrenica” condizione di ironico prodotto di una corte corrotta e di padre caratterizzato da un amore divorante e egoistico. Questa dicotomia è il punto nevralgico di tutta la lettura del personaggio. …L’opera vede all’inizio una figura paterna offesa e ferita, Monterone, la stessa sorte sia pure ad un livello sociale e etico differente toccherà a Rigoletto. Si inizia e si termina con la morte morale di un padre ucciso negli affetti più sacri e inviolabili, il cerchio si chiude nella sua ineluttabilità.

Redazione Fanoinforma


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