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La demolizione delle mura di Pesaro

03/03/10

Pesaro (PU)- Il pezzo che sarà presentato domenica 7 marzonell’auditorium di palazzo Montani Antaldi da Luigi Luminatiappartiene a un genere presente di norma in biblioteche come l’Oliveriana, ancorché poco praticato dai lettori, per lo più con fondati motivi: si tratta delle “tesi di laurea”, esercizi di scrittura, spesso sbrigativa, obbligati per conseguire la sospirata patente di dottore.
 
Non è questo il caso della tesi di laurea in Architettura discussa nell’università di Firenze della pesarese Giovanna Sabbatini nel 2008, dopo tre anni di lavoro e una lunga compulsazione di archivi, a cominciare proprio da quelli oliveriani: il titolo completo, La demolizione delle mura di Pesaro nel XIX secolo: proposta di valorizzazione dei tratti esistenti, rende solo parzialmente ragione del contenuto di una ricerca ricchissima di apparati iconografici, rilievi, ricostruzioni, informazioni bibliografiche, nonché di analisi e interpretazioni che compongono una vera e propria storia della città a partire dall’età antica attraverso il punto di vista delle mura che l’hanno contenuta.
 
In particolare, ci dice l’arch. Giovanna Sabbatini, la storia delle mura pentagonali a bastioni di Pesaro inizia nei primi decenni del Cinquecento, quando Francesco Maria I della Rovere, signore di Urbino, dichiara il suo intento di trasformare la città in residenza della corte e centro politico dell’intero Ducato. Le nuove difese sono un esempio di architettura militare tra i primi nel suo genere, che vanta tra i progettisti alcuni fra i maggiori architetti dell’epoca. L’opera, intrapresa da Francesco Maria e conclusa dal figlio Guidobaldo II nella seconda metà del Cinquecento, è rimasta praticamente intatta durante tutto il periodo pontificio, fino all’Unità d’Italia, quando perde definitivamente il ruolo difensivo e riveste la funzione di perimetro daziario. Nei primi anni del Novecento, successivamente alla cancellazione del dazio su tutto il territorio nazionale, viene smantellata per dare spazio e favorire la continuità con i nuovi quartieri sorti al suo esterno, lasciandoci oggi (non a caso) solo un ingresso, dei cinque esistenti, e due bastioni.
 
Il commentatore incaricato di presentare il “pezzo” è ancora una volta un “congregato oliveriano”, cioè un componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Oliveriana: Luigi Luminati. Urbinate, Luminati vive e lavora a Pesaro come giornalista professionista de “Il Resto del Carlino”, dopo aver iniziato al “Corriere Adriatico” ed essere stato corrispondente de “La Stampa”. Commentatore politico e culturale, Luminati si interessa di storia antica e recente, specie di quei problemi, talvolta in ombra, che reclamano un pubblico intervento.
 
Il ciclo “Dodici pezzi facili”, curato da Marcello Di Bella, è organizzato dalla Biblioteca e dai Museo Oliveriani in collaborazione con la Provincia di Pesaro e Urbino, il Comune di Pesaro e la Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e con il contributo di Aspes spa, Banca Marche e Eco Fox srl..

Redazione Fanoinforma.it


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