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RUBRICA

Focus Mercati Finanziari

Ivan Goretti - Promotore Finanziario
a cura di Ivan Goretti - Promotore Finanziario

In questa rubrica analizzerò in modo chiaro e sintetico tutti gli aspetti del mondo economico finanziario: Azioni, obbligazioni, tassi, fondi, materie prime, hedge funds e fondi di private equity. Volete consigli? Contattatemi immediatamente.

Sito personale: www.ivangoretti.it - E-mail: igoretti@ivangoretti.it

EURO O NON EURO...?

EURO

22/07/10 10:20

Verso la fine del XV secolo apparve in Germania il Tallero, una moneta d’argento coniata con il metallo estratto da una miniera boema. L’espansione del Sacro Romano Impero germanico ne assicurò la rapida diffusione in tutta Europa,tanto che il suo uso si estendeva dalle pianure dell’Abissinia alla penisola arabica. Carlo V la portò in Spagna, paese da cui il Tallero si diffuse diventando la moneta delle colonie inglesi e delle Americhe. Per quattrocento anni il Tallero regnò sul mondo intero. Oggi scomparso, ci ha lasciato il dollaro, che ritroviamo dalla Nuova Zelanda al Canada, e, più vicino a noi, il tallero sloveno, la moneta in corso in Slovenia prima che il paese entrasse a far parte dell’Uem.
Sarebbe pensabile oggi che la forza e la stabilità economica dei nostri vicini d’oltre Reno siano tali da garantire la creazione durevole nel tempo di un Euro paragonabile al Tallero dei tempi passati? Non è ancora del tutto impossibile ma, a breve termine, piuttosto improbabile, tanto le condizioni necessarie alla sua stabilità non risultano al momento soddisfatte. Il piano di “salvataggio” da 750 miliardi di euro annunciato a inizio maggio dall’Unione europea con il sostegno del Fmi (di cui ancora non si conoscono le modalità di attuazione) in realtà concederà solo una breve tregua ai mercati e ai governi della zona Euro, e questo per almeno quattro motivi.
1. Le misure di austerità di bilancio adottate o annunciate sotto la pressione dei mercati e degli altri Stati membri dell’Unione.
2. Tali misure fanno nascere o accentuano la precarietà politica dei governi
3. Questo periodo ha rivelato la debole coesione intraeuropea. Da un lato i tedeschi sono e resteranno ostili ai piani di salvataggio dei paesi meno virtuosi. Dall’altro lato, all’interno della stessa Bce, i dissensi emersi tra Trichet da una parte, e Weber e Draghi dall'altra, sono per loro natura destabilizzanti e fanno dubitare della capacità delle autorità monetarie di mantenere un cap fisso, in un momento in cui, più che mai i tempi di risposta e la coesione nell'affrontare la situazione sono fondamentali.
4. Il rischio di contagio è attualmente sottovalutato. A tale riguardo,la situazione della Spagna pur non essendo paragonabile a quella di altri paesi europei (con un rapporto debito pubblico/Pil pari solamente al 53% a fine 2009) resta preoccupante. Dal punto di vista economico, il deficit di bilancio resta ancora ad oltre il 9% del Pil e il disavanzo estero (il secondo al mondo a livello nominale dopo gli Stati Uniti) ad oltre il 5% del Pil. Soprattutto, il peso del debito privato totale, a circa il 330% del Pil a fine 2009, evidenzia l’entità della bolla del credito di questo paese, relativamente virtuoso in termini di deficit fiscale sino alla crisi del 2008. Inoltre, questo dato sottolinea l’entità degli adeguamenti necessari. Le misure prese dal governo Zapatero in un contesto in cui la disoccupazione ammonta già al 20% sono sostenibili?
Certo, i mercati emergenti così come quelli delle materie prime, indissociabili dalle prospettive di crescita dei paesi emergenti, sono stati nuovamente colpiti nel mese appena trascorso, ma non meno dei principali indici di borsa mondiali. Una flessione di circa il 10% nel mese per la maggior parte dei mercati in valute locali (ad eccezione del Dax tedesco). Tuttavia, come affermava con convinzione Churchill: «If you are going through hell, keep going» (se si sta attraversando l’inferno non è il caso di sostare). La prudenza tattica di cui abbiamo dato prova tanto nei mercati obbligazionari che in quelli azionari e valutari non altera le nostre convinzioni. Il contesto economico occidentale richiederà per un lungo periodo, delle politiche monetarie estremamente accomodanti. Il rallentamento delle economie interessate, fardello della crescita mondiale, permetterà alle economie emergenti di non applicare misure troppo restrittive per arrivare ad un livello di crescita soddisfacente che non generi tensioni inflazionistiche eccessive. In tale contesto la rivalutazione dei titoli in portafoglio dovrebbe permetterci di conseguire performance estremamente positive.
Le valute
Nel corso del mese l’euro ha perso il 7,7% sul dollaro e oltre il 10% sullo yen, conformemente al nostro scenario economico. Dopo aver toccato nel corso del mese il minimo di 1,2140 dollari, l’euro chiude il periodo in rassegna a quota 1,2271. Questi minimi raggiunti equivalgono ad un recupero della metà del rialzo conseguito dall’euro sul dollaro tra il 2001 e il 2008. Una pausa su queste cifre è legittima.I partner commerciali dei paesi membri, soprattutto Stati Uniti e Cina, ne sono allarmati e quasi urtati. Ma questo ribasso è necessario per ridare ai vari Stati membri una competitività internazionale..
I tassi
I tassi statunitensi sono scesi nel corso del mese in modo coerente. Da un lato,le prospettive di crescita dell’economia americana e mondiale mostrano un lieve regresso, dopo la pubblicazione degli ultimi dati economici. Dall’altro l’afflusso di capitali verso il dollaro genera una domanda di buoni del Tesoro ampiamente sufficiente a soddisfare la più che generosa offerta di emissioni di titoli di Stato. Così, a fine mese il tasso a due anni si è attestato allo 0,77% e quello del titolo decennale al 3,29%, rispettivamente in flessione di 19 e 37 punti base.
Anche i tassi tedeschi hanno subito una flessione. L’effetto rifugio e il deterioramento delle prospettive di crescita hanno giocato a favore di questa distensione. Di conseguenza il due anni tedesco ha ceduto 26 pb nel corso del mese per attestarsi allo 0,51% a fine periodo. Il titolo decennale ha perso 36 pb a fine maggio al 2,66%.
Le azioni
Cosa dire dopo un ribasso così importante e condiviso dalla maggior parte degli indici di borsa mondiali? Le aziende sono, nel complesso e ad eccezione del settore finanziario europeo, in buono stato di salute. Stando così le cose le loro valutazioni sono interessanti, è un fatto innegabile. A parte che il contesto economico comporterà inevitabilmente prospettive di utili al ribasso, almeno per le aziende europee. Ma la cura di austerità imposta all’Europa non mancherà di ripercuotersi sulla crescita mondiale. Riteniamo che in tale contesto le economie emergenti potranno limitare le misure di inasprimento monetario già previste dai mercati. Abbiamo di conseguenza leggermente ridotto l’allocazione della nostra gestione globale ai titoli più esposti ai settori delle materie prime, mantenendo più che mai una sostanziale esposizione al tema della crescita interna dei paesi emergenti. Queste economie continueranno a fungere da principale propulsore di crescita. Inoltre, le finanze pubbliche di questi paesi sono sane. I mercati l’hanno capito: nel 2002, qualche mese prima dell’elezione del presidente Lula, l’avversione al rischio aveva respinto gli investitori provocando un ribasso dei titoli azionari ed obbligazionari brasiliani. L’elezione del successore di Lula è in programma per l’autunno e nonostante questo i mercati rimangono stabili, tanto reale è la certezza che la politica del suo successore sarà conforme a quella del presidente uscente e ai migliori standard internazionali di governance.
Le Materie Prime
Nel corso del mese il prezzo al barile del greggio ha segnato un ribasso del 14%, a fronte di quasi il 19% di calo per l’indice dei servizi petroliferi in dollari. Sebbene il crollo delle quotazioni del greggio sia imputabile per gran parte al deterioramento delle prospettive di crescita dell’economia globale, il ribasso dei titoli dei servizi petroliferi è ovviamente direttamente connesso alla marea nera che sta invadendo
le coste della Louisiana. L’amministrazione americana ha ordinato il blocco temporaneo dei progetti di trivellazione nel Golfo del Messico. Tuttavia, le nostre analisi nel settore corroborano il mantenimento della nostra esposizione al segmento. Il Golfo del Messico non è la principale area di crescita del settore, arrivando di gran lunga dietro le coste africane e il Brasile. Visti i livelli di valutazione raggiunti, questo segmento rappresenta ormai un’importante fonte di valore da cui intendiamo trarre beneficio nei prossimi mesi. Il settore aurifero ha contribuito positivamente alla performance della nostra gestione
globale. L’indice composito dei titoli azionari del segmento ha perso “solo” il 2% a fronte di oltre l’8% per l'S&P 500 e di quasi il 10% per l’indice mondiale in dollari.
 
 

IVAN GORETTI igoretti@ivangoretti.it


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