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19/03/11 09:41
Non è sicuramente un compito facile quello di parlare di economia durante una tragedia così grande che sta colpendo il popolo giapponese ma questo è anche il nostro ruolo di consulenti finanziari, con la certezza di fornire sempre analisi attente ed esaustive elaborate dai principali studi e gestori internazionali nostri partners.
rimango a disposizione per ogni chiarimento
cordiali saluti
Terremoto in Giappone: analisi delle conseguenze
Marzo 2011
Le prospettive secondo il team d’investimento di Tokio
Il Primo Ministro Kan ha descritto il tragico evento come la crisi peggiore dalla fine della
seconda guerra mondiale. Come già successo in passato, crediamo che il Giappone sarà in
grado di riprendersi e di diventare ancora più forte. Nel breve termine, il terremoto avrà
un impatto negativo sull’economia giapponese: stiamo assistendo all’interruzione della
produzione manifatturiera ed all’erogazione dei servizi nel paese. Il problema maggiore è
rappresentato dalla logistica: le infrastrutture sono state pesantemente colpite,
soprattutto nell’area nord-est del paese. Tokyo Electric Power ha annunciato il
razionamento dell’energia per evitare estesi blackout dovuti allo spegnimento della
centrale nucleare di Fukushima ed anche di alcune centrali geotermiche. Insieme alla
limitazione della spesa dei consumatori, l’attività economica sarà inferiore per i prossimi
2-4 trimestri. Una stima completa dei danni non è disponibile ed è ancora presto per
valutarne l’entità effettiva. Come successo nel caso del terremoto di Hanshin Awaji del
gennaio 1995, quando la città di Kobe era stata completamente distrutta ed aveva
registrato un bilancio di 6500 vittime, pensiamo che le conseguenze saranno
probabilmente limitate al breve periodo. Sebbene l’entità dei danni sembri maggiore in
questo caso, Kobe era uno dei principali porti industriali, mentre Tohuku è una zona meno
industrializzata. Nel 1995, l’iniziale flessione dell’economia è stata controbilanciata dalla
domanda per la ricostruzione. Riteniamo che assisteremo ad uno scenario simile ed in
questo caso gli sforzi per la ricostruzione potrebbero essere maggiori. Prima della crisi,
l’economia giapponese stava riprendendo slancio, supportata anche dagli altri paesi
asiatici e dagli Stati Uniti ed era anche supportata dagli sforzi della Bank of Japan (BOJ).
Fino a quando i dati fondamentali di quei paesi emergenti rimarranno su buoni livelli, la
situazione economica degli Stati Uniti migliorerà e la Banca Centrale Giapponese (BOJ)
manterrà le sue politiche monetarie accomodanti, non rivedremo in modo negativo le
prospettive di lungo termine sull’economia ed il mercato azionario giapponese.
Aggiornamento sui mercati finanziari
Il Topix ed il Nikkei sono stati trainati al ribasso dai titoli
assicurativi, del settore del petrolio e del carbone, da alcuni titoli finanziari, dalle aziende
che producono energia e gas e dalle aziende di brokeraggio, sulla scia delle
preoccupazioni per l’aumento dei costi di assicurazione e per le difficoltà registrate nelle
raffinerie e negli impianti nucleari.
Il settore delle costruzioni, invece, è l’unico in progresso, grazie alle previsioni legate
all’aumento della domanda per la ricostruzione delle aree danneggiate. Solitamente, nel
periodo iniziale in seguito allo shock, la volatilità sui mercati aumenta, poiché gli investitori
si preoccupano per le conseguenze di breve termine ed anche questo caso non
rappresenterà un’eccezione. Nei prossimi mesi gli investitori avranno il tempo necessario
per analizzare i dati fondamentali di lungo termine e le imprese, che saranno favorite da
valorizzazioni inferiori.
Per quanto riguarda il mercato obbligazionario, sebbene vi possano essere preoccupazioni
nel lungo periodo per la situazione fiscale, è difficile pensare che i tassi di interesse
aumenteranno. La BOJ ha già immesso sul mercato fondi per 15000 miliardi di Yen e si è
detta pronta a supportare ulteriormente il mercato, per stabilizzarlo, se fosse necessario.
Infatti, la BOJ ha annunciato di poter potenzialmente incrementare l’acquisto di titoli da
5000 a 10000 miliardi di Yen, sulla scia della politica monetaria espansiva annunciata ad
ottobre dell’anno scorso.
Oggi, il mercato si è comportato come ci si poteva attendere ed il rendimento sui titoli di
stato giapponesi si è leggermente ridotto al di sotto dell’1.2%. Per quanto riguarda i
mercati valutari, potremmo assistere a fenomeni contrastanti: da una parte il rimpatrio dei
fondi degli investitori giapponesi e dall’altra la vendita dei titoli giapponesi da parte degli
investitori esteri. Gli spread sui tassi di interesse tra Yen e Dollari (ed Euro) probabilmente
aumenteranno, a causa del rafforzamento relativo dei paesi sviluppati. Pertanto,
riteniamo che sarà più probabile assistere all’indebolimento dello Yen, che favorirà la
ripresa del paese.
Terremoto in Giappone: analisi delle conseguenze
Marzo 2011
Ovviamente, la situazione nella centrale nucleare di Fukushima continua a destare
preoccupazione. Tuttavia, il Governo giapponese e la società Tokyo Electric Power
assicurano che faranno tutti gli sforzi necessari per evitare i danni peggiori che si
potrebbero avere e continueranno a fornire aggiornamenti sull’evoluzione della situazione
nel corso di questa settimana.
In generale, i prossimi 1-2 trimestri saranno difficili per il Giappone, tuttavia noi rimaniamo
cautamente ottimisti nel lungo periodo, poiché i principali fondamentali rimangono forti e
le azioni saranno favorite dall’aumento della domanda di infrastrutture nella fase di
ricostruzione delle aree danneggiate dal sisma e dallo tsunami.
Scenario macroeconomico
I venti contrari della crescita globale – Il contesto economico globale continua a fornire elementi rassicuranti
sul proseguimento della crescita, ma i noti episodi di rivolta e i riflessi sul rialzo del prezzo del petrolio, pongono
seri interrogativi sui prossimi mesi. Si teme che il perdurare della tensione sui mercati delle materie prime possa
rallentare la crescita e la redditività delle aziende che mostrano difficoltà a traslare i rialzi dei costi in aumenti
dei prezzi finali. Il terremoto in Giappone crea un’altra fronte di preoccupazione sulla tenuta della crescita
globale.
Inflazione al centro dell’attenzione – Il rialzo dei prezzi dei prodotti agricoli e dell’energia si sono riflessi in un
inasprimento del trend di inflazione, soprattutto nei paesi emergenti, anche se le preoccupazioni si stanno
estendendo anche alle aree avanzate. La BCE ha già annunciato l’intenzione di alzare i tassi nel prossimo
meeting di aprile e potrebbe non essere l’unico intervento restrittivo dell’anno. La decisione della BCE non è
priva di rischi se si considera l’ampia divergenza economica tra i paesi dell’area europea, con la forte Germania
da una parte e la Grecia dall’altra, che ha subito nuovi downgrade del rating sovrano. La BOE è su un sentiero
analogo, mentre la Fed è ancora focalizzata sul sostegno alla crescita e porta avanti il programma di QE2. Le
divergenze di politica monetaria sono alla base della volatilità valutaria aggravata dalla perdurante debolezza
del Dollaro.
Tassi in ripresa – Siamo alla vigilia di un trend di ripresa dei tassi, anche se nel 2011 sarà graduale e selettivo
nelle diverse aree sviluppate. In Europa si concentrano i principali timori di rialzo dei tassi ufficiali e di
deterioramento del debito sovrano. Ciò sta inducendo un ampliamento dei differenziali di rendimento tra area
Euro e USA. L’inizio della fase strutturale di aumento dei tassi potrà rendere volatili i mercati dei Governativi e
poveri in termini di performance. Per contro le obbligazioni corporate continuano a godere di un contesto
favorevole di miglioramento dei risultati aziendali. Resta interesse sugli High Yield e c’è ancora valore nelle
obbligazioni delle aree emergenti. La rivalutazione delle valute locali di questi paesi potrebbe proseguire,
soprattutto in Asia, anche a seguito della debolezza del Dollaro che risente di QE2.
Sovrappeso azionario – Il contesto resta a favore di un sovrappeso delle azioni rispetto alle obbligazioni,
anche se sono aumentati i rischi. La fase di rialzo dei prezzi del petrolio non sarà senza conseguenze,
soprattutto se la crisi in Medio Oriente si dovesse confermare lunga e di difficile soluzione. Le correzioni dei
mercati emergenti non riducono la convinzione sulle strategie di lungo termine. Ma c’è anche una ripresa
d’interesse per le aree sviluppate in virtù di alcuni elementi favorevoli. In Europa e USA molte aziende hanno
impostato virtuose strategie di taglio dei costi ed oggi possono affrontare meglio la ripresa. La liquidità dei
bilanci è elevata. Si prevede una ripresa di attività di M&A in un contesto di valutazioni ancora basse. La
strategia sugli emergenti è più selettiva e premia quelle aree meno esposte all’inflazione e caratterizzate da forti
trend di consumo come l’ASEAN, e i paesi che beneficiano della crescita USA come la Corea.
Commodity – Resta forte convinzione sull’asset class delle materie prime che trae beneficio anche dalle attuali
turbolenze del contesto globale. L’utilizzo delle commodity nella diversificazione di portafoglio può essere molto
efficiente grazie all’ampia gamma di possibilità di investimento in settori caratterizzati da scarsità dell’offerta;
protezione in caso di rialzo dell’inflazione; decorrelazione rispetto alle altre asset class a rischio.
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