05/05/07
PUO’ LA MUSICA DANNEGGIARE L’UDITO ? La diminuzione uditiva da esposizione a rumori di intensità elevata siano essi ludici (caccia) o lavorativi, è una condizione patologica nota da moltissimi anni. Il problema ha una notevole rilevanza sociale per il numero di persone interessate, i danni uditivi che ne derivano e per i costi inerenti le relative invalidità professionali (sotto forma di rendite INAIL). Viceversa l’ascolto della musica ha da sempre rappresentato un piacevole aspetto della crescita culturale di ognuno di noi, segnando molti dei momenti più belli della nostra vita. Nel corso degli anni con i rapidi cambiamenti tecnologici è cambiato il modo di ascoltare musica, non più sulla poltrona comoda di casa o nella propria stanza solo nei momenti di rilassamento ma sempre più spesso in auto, nei lunghi viaggi in treno o in aereo e in molte delle attività del nostro tempo libero. Il passaggio da un tipo di ascolto musicale “statico“ ad un ascolto “dinamico“ anche durante il movimento è stato favorito dall’evoluzione tecnologica che ha permesso il compattamento e la diminuzione di peso dei dispositivi musicali, prima sotto forma di mangiadischi o di radioline portatili, poi di walkman e più recentemente di lettori MP3. Il nostro 21° secolo è anche l’era dell’iPod (in Europa i possessori di iPod sono 42 milioni ) e sempre di più della musica da discoteca. Ma, tornando al nostro quesito iniziale, può la musica danneggiare in modo permanente il nostro udito? Purtroppo si. Uno strumento così sofisticato della creatività umana come la musica se usato in modo inappropriato può determinare danni rilevanti ed irreversibili al nostro sistema uditivo. Negli ultimi anni nei paesi ricchi è stato registrato un incremento drammatico e diffuso di lesioni agli organi auditivi. In Italia gli ipoacusici (coloro che hanno una diminuzione uditiva) rappresentano il 12% della popolazione con un incremento medio annuo del 5% interessante prevalentemente i giovani che quindi nel 2010 saranno il 27% contro il 22% di ipoacusici legati alla terza età. Dati alla mano, questo numero sembra crescere di pari passo con la diffusione di tecnologie multimediali sempre più compatte e potenti, i lettori MP3, l’ i Pod). Secondo una recente indagine dell'Università di Boston (Stati Uniti), questi apparecchi hanno una capacità di emissione del suono di 91-121dB (decibel – misura del suono) che si traduce in 130 dB, ossia pari al livello di rumore prodotto da un aereo che decolla, tramite l'introduzione degli auricolari nei condotti uditivi che incrementano il segnale da 6 a 9 dB. Non va dimenticato come il prolungato del tempo di esposizione alla musica contribuisca al danno uditivo. Si ascolta musica per ore, camminando, in metropolitana, mentre si fa jogging, in palestra ma anche come “filtro” al rumore del traffico stradale (che produce un rumore pari almeno a 65 dB). I ricercatori americani raccomandano che l'utilizzo dei lettori MP3 - iPod non superi più di un'ora al giorno al 60% del volume massimo del livello di potenza del dispositivo. La consapevolezza di questa problematica ha spinto la Apple ad introdurre un limitatore di volume nella serie di " i Pod nano " che purtroppo spesso i giovani sbloccano con software dedicato. Ma passiamo alla musica in discoteca. Dai dati della letteratura internazionale ma anche dall’esperienza comune, si evince come una serata in discoteca senza le dovute preacuzioni “acustiche” possa essere estremamente pericolosa e dannosa per il nostro udito. Il 74% delle persone che hanno trascorso una serata in discoteca possono presentare temporanea diminuzione uditiva ed acufeni (rumori di vario tipo nelle orecchie) per molte ore a causa del fenomeno detto di << fatica uditiva >> che può trasformarsi in un danno uditivo irreversibile al perdurare di una esposizione continuativa e reiterata. Infatti nelle discoteche è presente, secondo studi internazionali, un livello medio di esposizione acustica di 96 dB (decibel) ben oltre le soglie di rumorosità che nell’industria obbligano il lavoratore all’uso di protezioni acustiche (cuffie e/o filtri acustici). Sarebbe auspicabile che i frequentatori di discoteca durante la serata potessero far “riposare” per 15 – 30 minuti il loro apparato uditivo in stanze dedicate prive di musica per diminuire l’impatto della sovraesposizione musicale e ridurre la possibilità di subire un danno uditivo irreversibile ed irrecuperabile. Se il comune buon senso non permetterà di salvaguardare l’udito di molti dei nostri giovani, per il futuro potremmo solo sperare che la ricerca scientifica attualmente in atto alla Stanford University riesca a realizzare nuove cellule ciliate cocleari (danneggiate irrimediabilmente dalla sovraesposizione musicale) da cellule staminali dell’orecchio interno.
|