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10/09/07
Quando il contenuto gastrico - duodenale, sia esso gassoso che liquido, risalendo l’esofago, raggiunge le corde vocali e le strutture superiori ipofaringee, si realizza il cosi detto << reflusso laringo-faringeo >>. Questa entità patologica è considerata oramai da molti Autori come patologia autonoma anche se è corretto inquadrarla fra le manifestazioni extraesofagee del più conosciuto “ reflusso gastro esofageo – GER “. La risalita del contenuto gastro –duodenale verso l’esofago è principalmente da ricondurre a rallentato svuotamento gastrico e ad incontinenza dello sfintere esofageo inferiore associate ad errate abitudini alimentari (caffè, coca cola, cioccolata, menta, fumo, etc.) ed obesità, in situazioni anatomo funzionali favorenti quali la presenza di una ernia iatale (scivolamento di parte dello stomaco oltre il cardias). Tale malattia è responsabile dei rigurgiti e della classica “ pirosi retrosternale “ più comunemente conosciuta come “ bruciore nel petto “ che può determinare vere e proprie lesioni infiammatorie (esofagiti) del rivestimento esofageo e/o nei casi cronici più gravi non trattati, neoplasie. Il cattivo funzionamento anche dello sfintere esofageo superiore che “chiude” la regione esofagea più alta, permette il contatto fra contenuto gastrico e la regione cordale e sopracordale che sovrasta l’esofago, generando il << reflusso laringo – faringeo >> che va considerato nella maggior parte dei casi una malattia cronica intermittente, presentando periodi di riacutizzazione nel contesto di pause sintomatologiche. Il rivestimento mucoso delle corde vocali e delle strutture sopracordali ipofaringee, non ha meccanismi di difesa atti a proteggerli dall’azione lesiva del contenuto liquido gastrico, principalmente pepsina (enzima digestivo) ed acidi biliari (contenuti nel duodeno) e questo determina nel tempo un edema (gonfiore) delle strutture laringee (corde vocali, aritenoidi, regione interaritenoidea) ma anche, nei casi cronici più gravi, lesioni leucoplasiche (pre cancerosi) o carcinomatose. Questo quadro patologico peculiare, assieme alla presenza di sintomatologia correlata, permette allo specialista otorinolaringoiatra con un attento esame di videolaringofibroscopia (visone ingrandita delle corde vocali per mezzo di un sistema di fibroscopia e registrazione video) di formulare con ragionevole certezza il sospetto della presenza di un reflusso laringo faringeo. I sintomi che indirizzano lo specialista otorinolaringoiatra a ricercare i segni laringei della presenza di un reflusso laringo faringeo sono statisticamente molto comuni: 1. raucedine – disfonia (abbassamento di voce); 2. “catarro” laringeo; 3. sensazione di corpo estraneo faringeo; 4. tosse cronica; 5. faringodinia – disfagia (difficoltà ad ingoiare). Formulato il sospetto diagnostico lo specialista otorinolaringoiatra, può a seconda del quadro clinico generale e sintomatologico ma anche dal disconfort che tale situazione provoca al paziente, consigliare una immediata terapia con IPP (inibitori di pompa protonica) per un adeguato periodo (che può essere anche di molti mesi) o richiedere un approfondimento diagnostico mediante un esame di PH – metria con impedenziometria. Nel caso in cui siano presenti lesioni leucoplasiche o carcinomatose cordali va programmato un breve ricovero ospedaliero per effettuare una MLDS (microlaringoscopia diretta in sospensione) con biopsia escissionale della lesione cordale.
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