12/01/12
Pesaro (PU)- L’assessore provinciale al Lavoro e alla Formazione Massimo Seri interviene sull’impoverimento ei cittadini.
“I dati recentemente apparsi sugli organi di informazione, che fotografano le dimensioni crescenti sul piano umano e sociale dell’impoverimento di tanti concittadini (compresa la classe media, tutt’altro che omogenea), mi da l’opportunità di fare qualche considerazione. Pur vivendo nella parte fortunata del pianeta, questa involuzione allontana parti delle nostre comunità da una ricchezza sempre più riservata a pochi: perché? La prima causa sta nel valore dei beni di chi li possiede. Chi ha cose o azioni (o entrambe) ha visto negli anni crescere la propria ricchezza rispetto agli altri concittadini. Altra causa è la fiscalità: esentando le aliquote più elevate da una tassazione proporzionata, i redditi più alti hanno finito col distanziare gli altri. Anche la fortissima riduzione dell’imposta di successione, che aveva un effetto calmiere nella redistribuzione della ricchezza, ora non vi concorre più. Un quarto fattore è quello epocale dell’emigrazione nei paesi UE, visto che in Italia sono giunti a 4 milioni e mezzo i lavoratori regolari non comunitari! Spesso oggettivamente insostituibili, hanno però abbassato i salari di quelli a modesta qualifica. A ciò si aggiunge la sempre più evidente perdita di status del lavoratore dipendente, spinto a condizioni di strisciante precariato. Purtroppo, i potentati e le oligarchie finanziarie ed economiche che vogliono questo, oltre ad essere molto influenti, hanno talvolta l’appoggio di quei ceti che essi stessi…concorrono ad impoverire! Lo dimostra la rassegnazione di tanti alla sperequazione tra redditi, che penalizza loro per primi. Basti pensare all’irrisoria percentuale di nostri concittadini che denunciano oltre i 200mila euro lordi. Viviamo una transizione in cui il solco fra giustizia sociale e democrazia rappresentativa, allargandosi, sta mettendo in crisi la solidarietà e la convivenza civile. Ogni cittadino o rappresentante della propria comunità che ama il suo paese e ha idee riformiste, deve impegnarsi contro tutto ciò. Deve rimarcare che ci sono differenze non più sostenibili tra individuo e individuo, ceto e ceto, che vanno ricomposte su un piano di superiore interesse e moralità pubblica. Questa è la sfida che ci attende da subito se vogliamo evitare l’accrescersi della distanza tra chi può e non può, tra chi ha ma non dà, e tra chi dà ma non vede risultati apprezzabili”.
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