Psicologia
a cura di Dott.ssa Silvia Tarsi - www.silviatarsi.it L'obiettivo della rubrica è quello di favorire la conoscenza e la diffusione di una cultura psicologica dando la possibilità quindi di "conoscere e conoscersi" promuovendo, così, informazione-formazione su temi di natura psicologica.
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L'importanza della Psico-Oncologia
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05/03/08
Oggi sono qua per condividere con voi lettori un aspetto della psicologia che mi sta molto a cuore e al quale mi sono dedicata ormai da diverso tempo: la “Psico-oncologia”. Purtroppo, ancora oggi, mi sono confrontata con persone e professionisti che non ne avevano sentito parlare e chi ne persegue gli obiettivi e le linee guida e specialmente chi ha potuto usufruirne, sa quanto è necessaria.
Che cos’è la Psico-oncologia?
La Psico-oncologia si pone come disciplina specifica "di collegamento" tra l'area oncologica e quella psicologico-psichiatrica nell'approccio al paziente con tumore, alla sua famiglia e all'équipe che di questi si occupa. Gli obiettivi specifici di questa disciplina si rivolgono all'area della prevenzione e diagnosi precoce, alla valutazione e al trattamento delle conseguenze psicosociali del cancro e alla formazione del personale (da: "Psico-oncologia: lusso o necessità?", di L.Grassi e G. Morasso, Giornale Italiano di Psico-Oncologia n°1, Giugno 1999, ed. Il Pensiero Scientifico, Roma).
Curare un paziente oncologico, infatti, non significa soltanto debellare il cancro, ma essere attenti a tutti gli aspetti che questa malattia comporta, è necessario provvedere a mantenere in “buona forma” il corpo, la mente, lo spirito, le competenze socio-relazionali. Tutto questo per essere realizzato ha bisogno di una organizzazione complessa basata sul lavoro di una équipe pluridisciplinare. Per cui un intervento psicologico inizia dalla prima accoglienza, quando si conosce il paziente oncologico, che deve essere compreso nella sua totalità e non solo come “malattia”; nel primo incontro si pongono le basi della futura relazione con il paziente e quindi della qualità dell’assistenza/cura/riabilitazione del paziente e della sua famiglia.
Nel cammino del paziente oncologico si possono presentare diversi momenti critici, il primo dei quali è di solito rappresentato dalla diagnosi, in seguito alla quale le reazioni più comuni sono incredulità, rabbia, tristezza, ansia, colpa, difficoltà a dormire, mancanza di concentrazione, perdita di appetito, ecc. Si susseguono nel tempo diverse sfide per il paziente, a seconda della fase della malattia e del trattamento in cui si trova. In un primo momento, il paziente e il personale sanitario sono impegnati negli accertamenti diagnostici e nella predisposizione del piano di cure. E’ presente speranza di un futuro e un investimento emotivo sulla vita, anche se dentro di sé la persona vive già uno stato di paura, come una minaccia. Spesso è il momento in cui per la prima volta ci si sente vulnerabili, esposti ad un attacco, a una violenza: il corpo viene identificato nella malattia, viene vissuto come separato da sé eppure irrimediabilmente inscindibile, diventa un nemico sconosciuto. Immerso in una condizione di confusione, il paziente è come in uno stato di “sospensione” che lo rende incapace di recepire informazioni importanti sulla malattia o di porre egli stesso delle domande. Tutto questo rischia di diventare di ostacolo all’adattamento nei confronti della malattia.
Lo sconvolgimento iniziale, quale reazione immediata e naturale deve, in seguito, gradualmente lasciare spazio alla consapevolezza perché il conoscere aiuta ad entrare in una dimensione più progettuale e attiva consentendo di sviluppare le risorse per affrontare meglio la situazione.
In una fase successiva della malattia, il perdurare della sofferenza e della malattia portano il paziente a riflettere su di sé e sulle relazioni con l’esterno, per cui emergono preoccupazioni per il lavoro e la famiglia e per tutto ciò che c’è fuori dall’ospedale o dalla condizione di malattia. Lo stato emotivo è caratterizzato da scoraggiamento e da instabilità, poiché l’ammalato avverte forte il senso di precarietà e teme di non poter ritornare ad una condizione di vita come la precedente, quando stava bene fisicamente. Nemmeno la fine delle terapie e l’entrata nella fase di remissione sul piano medico sono sempre concomitanti con la risoluzione della crisi legata alla malattia e al suo trattamento, pertanto occorre prestare una costante attenzione alla situazione emotiva di angoscia del paziente e della sua famiglia, alle sue multiformi manifestazioni, quando la perdita di una relazione stabile e rassicurante con l’équipe di riferimento e il medico in modo particolare, lascerà il posto ad un reale sentimento di insicurezza.
Quello che vi ho riportato fa parte del progetto di intervento psicologico che ho elaborato per il Dipartimento di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e dove lavoro tutt’ora. Se per molti di voi ho toccato un argomento importante e desiderereste ottenere ulteriori informazioni, scrivetemi al mio indirizzo di posta elettronica o lasciatemi un commento; sarà un piacere rispondervi e donarvi tutto ciò che so e che può esservi utile.
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Dott.ssa Silvia Tarsi
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05/02/12 | PSICOLOGIA | La domanda insita nel titolo fa riferimento all’insieme dei processi atti ad analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni problematiche.
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26/03/10 | PSICOLOGIA | La Dott.ssa Silvia Tarsi e la Dott.ssa Federica Maffia (fondatrici dell’Associazione Culturale “C.I.eL.O. Psicosociale”- Centro di Intervento e Luogo Operativo Psicosociale) rispondono alle domande frequenti fatte da chi vorrebbe intraprendere un percorso di psicoterapia.
www.cielopsicosociale.it
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21/02/10 | PSICOLOGIA | Il senso che desidero dare a questo articolo non è tanto quello di “istruire” i lettori sulla differenza esistente tra i due interventi, perché ciascuno sarebbe in grado di informarsi, per esempio tramite gli usuali motori di ricerca sul web; ... |
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28/12/09 | PSICOLOGIA | Il recente Dlgs. 81/2008 del “Testo Unico per la Sicurezza sul lavoro” ha introdotto nella normativa italiana l’obbligo per il datore di lavoro di una specifica valutazione del rischio derivante dallo stress lavoro-correlato.
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08/04/09 | PSICOLOGIA | Voglio dedicare un po’ d’attenzione alle famiglie delle persone con diagnosi di malattia oncologica.
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12/01/09 | PSICOLOGIA | Casino online, macchinette video poker, lotterie, gioco di numeri e di schedine, Bingo, tombola. Lo sviluppo sociale del problema del gioco d’azzardo è in parte favorita anche dal diffondersi della tecnologia, di internet e dalle crescenti possibilità di scelta tra ... |
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11/12/08 | PSICOLOGIA | Non so cosa pensate voi ma guardandomi attorno credo che il periodo natalizio sia sempre più una fonte di disagio e di stress emotivo.
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28/10/08 | PSICOLOGIA | Non a caso ho scelto questo preciso titolo all’articolo che state leggendo.
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02/09/08 | PSICOLOGIA | Vi è capitato di notare in famiglia o in altri contesti alcuni litigi o transazioni che tendono a ripetersi con le stesse modalità, per le stesse motivazioni, con simili scambi verbali e non verbali tra i due litiganti? Avete mai ... |
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07/07/08 | PSICOLOGIA | E’ ormai dimostrato che spesso sono i giovani che manifestano in anticipo i grandi cambiamenti della società.
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