24/08/10
Fano (Pesaro Urbino)- Nomen omen… Il destino è racchiuso nel nome, dicevano i latini. Nel caso dell’Alma Juventus è il caso di augurarsi che, come recita il motto, la gioventù si riveli davvero eccelsa. Al momento, tuttavia, solo di giovinezza si tratta e solo il tempo dirà se sia di lega pregiata ovvero modesta. Ai nastri di partenza del campionato che va ad iniziare la squadra granata si presenta infatti profondamente rinnovata e non meno ringiovanita. Stanti le ineludibili necessità di far quadrare i conti, la società ha sacrificato sull’altare del bilancio l’intero asse portante del gruppo, di fatto quel nucleo di giocatori che garantivano qualità, esperienza, sostanza, contribuendo inoltre non poco ad esaltare lo spirito collettivo, l’arma principale nella fantastica cavalcata compiuta sotto la guida di Cornacchini. Al posto dei vari Lombardi, Cacioli, Marinucci Palermo, Baratteri e Bartolini (in pratica, cuore, cervello e anima dell’organico) sono così arrivati, di contorno ad alcuni acquisti mirati di rilievo, giovani promesse da questo o quel vivaio, insieme ad elementi provenienti dalle divisioni inferiori. Nell’uno e nell’altro caso, sarà il campo a testimoniarne il reale valore e l’effettiva utilità alla causa. Alla luce di ciò, è allora lecito sperare che Ionni continui a correre per due, che capitan Amaranti, cavalcando la fascia, tenga ancora alta la bandiera, che Carboni e Arcolai, vecchi draghi della categoria, diano il loro fattivo contributo e che Capodaglio dalla cabina di regia sappia governare diligentemente la barca. Il resto è ad oggi avvolto nelle nebbie dell’incertezza e verrà svelato dai primi impegni che contano sul serio, ad iniziare dal debutto casalingo di domenica prossima contro il Bellaria, che uno scherzo del calendario ha messo subito sulla strada del buon Zauli. A cui beninteso non mancano carisma, esperienza di campo, idee e volontà di imporsi, anche se il Nostro dovrà necessariamente convivere con la reale valenza del materiale messogli a disposizione. Chissà se sufficiente ad affrontare con successo le insidie di una stagione compressa in sole trenta giornate e tale da prevedere una sola retrocessione. Un vantaggio, secondo taluni. Anche un problema per noi, perché restare attardati significherà avere meno margine di tempo del solito per recuperare. Sulla carta è in definitiva prevedibile un torneo all’insegna di sudore, lacrime e sangue, auspicabilmente coronato da una salvezza che resta l’obiettivo imprescindibile. Sebbene non sia scritto da nessuna parte che debba necessariamente configurarsi come il traguardo massimo perseguibile. La storia recente è del resto lì a ricordarci che il pallone spesso rotola beffardo in direzione del tutto opposta rispetto a quella sancita dalle vuote previsioni. (Sandro Candelora)
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