Fano (Pesaro Urbino) – Quando aveva 13 anni finì a Fano per fuggire dai fascisti e questa sera, dopo l’incontro con i bambini di Fano, andrà alla ricerca della locanda in cui si rifugiò nel 1946, a Fano per ripercorrere il passato.
Un viaggio nella memoria che Cesare Moisè Finzi, cardiologo e scrittore, ha raccontato giovedì 20 maggio, a partire dalle 16, ai bambini delle scuole elementari Corridoni, Montessori e Gentili di Fano, a conclusione del progetto “Raccontare Auschwitz ai bambini. Ragioni psico-pedagogiche e scelte di metodo”.
“Lo dico a voi bambini che siete la mia speranza – ha detto Finzi al giovane pubblico – abituatevi a ragionare con la vostra testa, non accettate passivamente quello che vi dicono, mettetelo in dubbio e pensate alle varie alternative”. Un suggerimento caro a Finzi che deve la vita al segretario comunale di Gabicce che, nel 1943, fornì a lui e alla sua famiglia, documenti falsi per fuggire dai fascisti.
“Non sono riuscito a risalire all’identità di quell’uomo, sicuramente un fascista, che mi salvò la vita – continua Finzi – e quello di non aver iscritto il suo nome tra quello dei Giusti d’Israele è la mia spina nel fianco”.
Un insegnamento forte, quello di Finzi, che i piccoli delle scuole elementare hanno però potuto assimilare passo passo attraverso il progetto coordinato dall’ Iscop (Istituto di storia contemporanea della provincia di Pesaro e Urbino).
“E’ stato un lavoro più di scoperta che di racconto vero e proprio – spiega Fausto Antonioni, dirigente scolastico D.D. Fano-San Lazzaro -. I bambini attraverso l’uso di fonti, a partire dal testo di Finzi “Qualcuno si è salvato. Ma nulla è stato più come prima” (Il Ponte Vecchio, 2006), hanno preso conoscenza delle vicende del periodo fascista che hanno interessato la vita di una persona reale, come Cesare Finzi, un ebreo italiano che da bambino si è trovato a dover subire l’onta delle leggi razziali”.