19/01/09
Urbino (PU) - Certamente non a tutti è noto il nome di Jan Palach, un giovane ragazzo cecoslovacco protagonista della Primavera di Praga del 1969. Il suo nome e la sua presenza storica silenziosa hanno segnato le pagine pesanti della storia delle agitazioni giovanili e dell’anticomunismo come uno dei mali assoluti della storia dell’umanità, diventando così simbolo della resistenza anti-sovietica del suo paese e in tutto il mondo. La sua è una storia semplice, quella di un ragazzo di appena 20 anni, studente di filosofia che aveva visto di buon occhio quella stagione riformista che attraversava il suo paese nota come la Primavera di Praga, repressa violentemente dall’esercito del patto di Varsavia, ma per di più dall’Unione Sovietica.
A quel punto Palach fondò un gruppo di giovani studenti anti-URSS, e di lì a poco il suo nome sarebbe entrato nella leggenda, almeno tra quella degli eroi che sanno combattere per un ideale. Di fronte al muro di ipocrisia e di cattiveria che aveva alzato l’URSS di fronte alle richieste dei giovani rispondendo solo con la violenza e col sangue la protesta organizzata dai giovani cecoslovacchi portò il giovane Jan a darsi fuoco nella centralissima piazza San Venceslao di Praga, in nome delle idee dei ragazzi che rappresentava e della loro voce inascoltata dai comunisti; in degli appunti che aveva conservato aveva scritto che il suo gesto non sarebbe stato il solo se le richieste dei giovani di Praga sarebbero state ancora inascoltate, e molti altri giovani sarebbero stati disposti a darsi fuoco piuttosto che sopire le fiamme delle idee che avevano dentro. Palach venne considerato un eroe dagli anticomunisti e dopo il crollo del comunismo l’ultimo presidente cecoslovacco Vàclav Havel (e primo ceco) gli dedicò una lapide “per commemorare il suo sacrificio in nome della libertà”; oggi molte associazioni studentesche lo ricordano come una persona morta in nome dei propri ideali; purtroppo la gretta ipocrisia di sinistra che molte volte non sa scindere neanche i valori umani assoluti non riconosce il sacrificio di Palach, addirittura il Partito Comunista di Boemia e Moravia ha ancora un parere fortemente negativo nei riguardi dell’eroica azione; anche la Chiesa Cattolica ebbe da dire: “Un suicida in certi casi non scende all’inferno...anche Dio sa apprezzare un uomo che si toglie la vita per i propri ideali…”.
Oggi si sta rivalutando la figura di questo eroe “silenzioso” che non si vede su una maglietta e non si decanta a manifestazioni con vetri rotti in suo nome, ma si porta nel cuore di ognuno che sa combattere per le proprie idee e non perchè anticomunista, ma perché la sua anima sa insegnarci ancora oggi qualcosa, sa insegnarci a lottare non solo col sangue e con la violenza, ma anche e soprattutto per le proprie idee; per questo la Federazione Provinciale di Azione Universitaria Urbino ricorda, nel suo quarantesimo anniversario, questo eroe. In tutte le Facoltà dell’Ateneo Urbinate, giorno 19, giorno dell’anniversario della scomparsa, saranno messi a disposizione dei volantini in cui si spiega la sua storia e quello che fu l’occupazione comunista in Cecoslovacchia.
Salvatore Scalia
Dirigente Nazionale Azione Universitaria – verso il PDL
Leonello Perugini
Presidente Provinciale Azione Universitaria Urbino – verso il PDL
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