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Coronavirus, l’appello di Aguzzi: “Non bastano i buoni consigli, serve una mappatura reale dei casi”

25 Marzo 2020 // di // Comments

Colli al Metauro (PU) – Anche il Sindaco Stefano Aguzzi fa il punto sull’emergenza Coronavirus.

“È passato un mese dall’inizio dei primi contagi in questa provincia ed oggi siamo una delle province con il maggior numero di casi a livello nazionale. Non ho cure o ricette, tantomeno accuse da fare, ma dopo un mese, non possiamo continuare solo a parlare di emergenza negli ospedali, purtroppo reale, o semplicemente di dare raccomandazioni per restare a casa. Occorre fare di più! Quello che dobbiamo attuare è un monitoraggio il più possibile preciso e capillare sul territorio”.

“Parlo da Sindaco – sottolinea Aguzzi – di un comune che non ha presidi ospedalieri che non ha un numero di casi superiore a tanti altri comuni e nel quale, continuamente, come istituzioni, stiamo facendo il massimo di informazione, prevenzione e controllo, ma non basta. Quel che manca è avere una mappatura, il più possibile precisa sul territorio! Ritengo che solo attraverso i medici di base si possa ottenere questo risultato, sono gli unici presenti capillarmente e che hanno contatti con tutte le famiglie. Occorre scientificamente dotarli degli strumenti atti alla prevenzione ed alla mappatura dei casi, solo i medici di base sanno quanti casi sintomatici più o meno sospetti, esistono sul territorio, all’interno delle nostre case, ma ad oggi, possono solo elargire buoni consigli o cure tradizionali”.

“Non credo si possano fare tamponi di massa, ma occorre dotare i medici di base della facoltà di farne a secondo delle esigenze che solo loro conoscono e sono in grado di sapere. Tamponi mirati, diffusi quanto possa servire, per avere nel giro di poco tempo la situazione territoriale reale ed impedire a chi, con sintomi lievi, a chi, con influenze passate stando a casa e a chi vi è stato in contatto, di propagare pericolosamente il contagio ad altri.

Dopo un mese, – conclude il sindaco – occorre passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione diffusa, altrimenti, sarà difficile uscirne”.