Il medico legale conferma: la salma ritrovata a Santa Maria Nuova è del Beato Antonio da Fano

4 Dicembre 2019 // di // Comments

Fano (PU) – Il giallo di fine estate fanese è finalmente risolto. Sono del Beato Antonio da Fano, il fratello dell’Ordine dei Frati Minori vissuto nel 1400, le spoglie rinvenute all’interno della chiesa di Santa Maria Nuova in centro a Fano. All’esterno della cassa infatti è stata trovata una targa che ha dato conferma alle ipotesi.

Questa mattina, si sono svolte le operazioni di apertura e successivo esame del contenuto della cassa di zinco rinvenuta il 12 settembre scorso nella chiesa di Santa Maria Nuova durante la riapertura di una porta nell’ambito dei lavori di ristrutturazione del vicino convento.

Le operazioni sono state eseguite dal medico legale nominato dal tribunale di Pesaro, dopo che la cassa è stata traslata nei locali del cimitero dell’Ulivo, coadiuvato da tecnici e alla presenza delle Forze dell’Ordine. Per il Comune di Fano sono stati ammessi a partecipare il vicesindaco Cristian Fanesi e il dirigente Adriano Giangolini. La cassa di zinco portava l’iscrizione esterna “Beato Antonio da Fano m. 1435” avvalorando dunque la tradizione, ripresa in ultimo da padre Silvano Bracci nel suo saggio sui Frati Minori a Fano.

“Si dovranno ora attendere le risultanze che emergeranno dal proseguo delle indagini – si legge in una nota del vicesindaco Cristian Fanesi -. Intanto l’amministrazione comunale non può che rallegrarsi per un avvenimento tanto raro quanto rilevante per la devozione religiosa. La salma è tuttora nella disponibilità della magistratura che sta continuando le proprie indagini, sulle quali vige il segreto istruttorio. Si confida che quanto prima possa essere restituita all’Ordine dei Frati Minori, d’intesa con i quali si provvederà a ricoverarla nel luogo di culto, una volta terminati i lavori”.

Le reliquie del Beato Antonio da Fano, custodite fino alla fine degli anni ’50 all’interno della chiesa, furono spostate dall’allora priore del convento padre Francesco Talamonti ed è grazie a padre Silvano Bracci, che ne conservava la memoria storica, che è stato possibile effettuare questo rinvenimento.