
DIRE – Oltre 30.000 medici e sanitari in digiuno per Gaza in tutta Italia
- 29 Agosto 2025
Roma – Più di 30 mila camici bianchi, verdi e azzurri uniti nel digiuno “dalla Val d’Aosta alla Sicilia” per dire stop alla guerra, alla fame e al genocidio in corso a Gaza. “È difficile calcolare quanti sono gli operatori e operatrici del servizio sanitario pubblico che oggi hanno partecipato al Digiuno per Gaza. In pochi giorni le iscrizioni sul form sono passate da 3mila, per arrivare alle 10mila di oggi. Sicuramente questo è un numero indicativo perché non tutt* si sono iscritt* ma è valso molto il passaparola. Crediamo quindi che abbiano aderito oltre 30mila persone sostenute da associazioni, sindacati, ordini professionali. Centinaia le strutture sanitarie interessate dalla Val d’Aosta alla Sicilia”. È quanto si legge in una nota degli organizzatori della Giornata nazionale del Digiuno delle sanitarie e dei sanitari.






“Quella di oggi è stata una giornata emozionante per tutti noi- sottolineano gli organizzatori- ma non ci fermeremo qui. Continueremo a rilanciare già da domani le nostre richieste concrete ed a tenerci in contatto per fare tutto ciò che serve per provare a fermare il genocidio a Gaza. Le nostre richieste sono state chiare dall’inizio. Nei prossimi giorni chiederemo alle direzioni delle ASL e alle Istituzioni sanitarie di adottare il documento ‘Statement by the European public health community on Gaza’ firmato da The European Public Health Alliance (EPHA), European Public Health Association (EUPHA) e World Federation of Public Health Associations (WFPHA) con l’impegno a contrastare ogni manifestazione di genocidio con le azioni di propria competenza”.
Secondo gli organizzatori, “i dati della crisi umanitaria sono sotto gli occhi di tutti. Per quanto riguarda l’aspettativa di vita, secondo uno studio pubblicato su The Lancet, a Gaza è crollata da 75,5 anni a 40,5 anni tra ottobre 2023 e settembre 2024. Un calo di 35 anni in un solo anno. Per gli uomini, il crollo è ancora più drammatico: da 73,6 a 35,6 anni. Il numero di vittime è probabilmente sottostimato. Il 22 agosto 2025, l’IPC (Integrated Food Security Phase Classification) ha dichiarato ufficialmente la carestia nel Governatorato di Gaza, inclusa Gaza City. Porteremo avanti i nostri obiettivi- chiariscono gli organizzatori- che si riassumono in tre punti fondamentali”.
In sintesi: “Alle aziende ed istituzioni sanitarie, agli Ordini professionali, alle Società scientifiche, alle Università e ai Centri di ricerca di adottare formalmente una Dichiarazione ove si riconosca il genocidio in corso e si affermi l’impegno dell’istituzione a contrastarlo con ogni mezzo a disposizione; al Governo italiano di sospendere immediatamente accordi militari e fornitura di armi ad Israele e chiedere con urgenza il cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari per aiuti alimentari e sanitari alla popolazione di Gaza allo stremo delle forze; ai medici, ai farmacisti, ai pazienti, alle Regioni, ai Comuni di aderire alla campagna di boicottaggio No TEVA promossa da BDS e Sanitari per Gaza contro l’azienda farmaceutica israeliana TEVA per la risoluzione di contratti in essere o il declinare accordi futuri”.
#DIGIUNOPERGAZA, GLI SPECIALIZZANDI ‘INDOSSANO’ I NOMI DELLE VITTIME
Non solo digiunare per Gaza. Ma portare per l’intero turno di lavoro in corsia il cartellino col nome di una delle vittime palestinesi dello sterminio in corso, al posto del proprio. È la scelta degli specializzandi che lavorano all’ospedale Maggiore di Bologna, in occasione dell’iniziativa lanciata oggi a livello nazionale. “Siamo qui per ribadire ancora una volta ciò che a livello internazionale ha un nome e cognome, e che è codificato come genocidio- spiega Marco Di Maira, specializzando in forza all’ospedale Maggiore di Bologna- e per ribadire ancora una volta che le azioni del governo israeliano sono criminose, volte a mortificare e uccidere di fame la popolazione”.
Per questo, spiega Di Maira, “con spirito di sacrificio oggi abbiamo deciso di attuare questa giornata di digiuno, a voler simboleggiare la fame e la sofferenza durante i nostri turni di lavoro e per personificare le difficoltà vissute dalla popolazione”. Inoltre, aggiunge il giovane medico, “come specializzandi di neurologia abbiamo deciso di indossare la storia e il nome di una vittima, uomo, donna, bambino o professionista, ucciso, bombardato o morto di fame per i crimini commessi dal governo israeliano. Quindi oggi non avremo il nostro nome, ma quello di una persona che non c’è più”.
A BOLOGNA OLTRE 300 SANITARI IN OSPEDALI A #DIGIUNOPERGAZA: FLASH MOB CON FOTO
Alla spicciolata, divisi per equipe. O tutti insieme, col gruppo al completo. Sono oltre 300 gli operatori sanitari degli ospedali che oggi a Bologna hanno digiunato per Gaza, partecipando all’iniziativa convocata in contemporanea a livello nazionale dalla rete #digiunogaza, dalla rete Sanitari per Gaza e dalla campagna Bds ‘Teva? No grazie’. Gli organizzatori parlano di una settantina di adesioni al Policlinico Sant’Orsola, oltre un centinaio al Maggiore, una quarantina al Bellaria. Ma sit-in sono stati organizzati in quasi tutti i presidi ospedalieri dell’area metropolitana: Rizzoli, San Giovanni in Persiceto, Bentivoglio, San Lazzaro, Navile, Beroaldo, Mengoli e persino all’esterno della sede Ausl in via Gramsci a Bologna.
Tutti sono scesi in strada questa mattina, a cavallo dell’ora di pranzo, fuori dall’orario di lavoro, per manifestare davanti alle rispettive strutture sanitarie il loro sostegno al popolo palestinese. In che modo? Facendo una foto, singola o di gruppo, con un cartello che richiama il digiuno e l’appello per Gaza. In Emilia-Romagna già nei giorni scorsi si parlava di circa 1.400 adesioni, una delle percentuali più alte d’Italia. “Siamo qui per testimoniare la solidarietà di tutti gli operatori sanitari del dipartimento per questa situazione che si è generata a Gaza e che ci sente particolarmente coinvolti- spiega Alessio Bertini, direttore del dipartimento emergenza-urgenza dell’Ausl di Bologna, insieme agli altri nel piazzale davanti all’ospedale Maggiore- come essere umani e come rappresentanti degli operatori sanitari che lavorano in quelle zone in situazioni drammatiche. Chi fa questo mestiere è contro la guerra”.
L’iniziativa di oggi, aggiunge Federico Semeraro, anestesista e rianimatore del Maggiore, fra i promotori dell’iniziativa, serve anche a “dare un senso di vicinanza empatica agli operatori sanitari e ai giornalisti morti a Gaza. Oggi è il mio giorno libero, ma sono qui insieme ai miei colleghi per digiunare. Le persone non possono morire durante il loro lavoro: c’è il diritto internazionale che protegge i sanitari, i giornalisti e la popolazione inerme. Tutto questo è saltato, a Gaza ma anche in Ucraina e in altre parti del mondo”.
Tra i partecipanti, anche un gruppo di operatori sanitari della pediatria del Maggiore. “Nulla toglie alla sofferenza di tutta la popolazione di Gaza- spiega Chiara Ghizzi, direttrice del Dipartimento materno-infantile dell’Ausl di Bologna- ma il nostro pensiero, per indole e per professione, va soprattutto ai bambini, che sono le vittime più innocenti di questo sterminio”.