Roma – Stellantis scopre di aver corso troppo. E ora paga il conto. Il gruppo automobilistico guidato da John Elkann ha annunciato oneri complessivi per 22,2 miliardi di euro, una perdita netta preliminare collocata tra 19 e 21 miliardi, e la vendita della propria quota nella joint venture canadese sulle batterie. Ammettendo senza troppi giri di parole di aver “sovrastimato” la velocità della transizione verso l’auto elettrica e di aver peccato di esecuzione operativa.
Stellantis ha annunciato quindi una revisione della strategia sull’elettrico, reimpostando il proprio business. Tenendo conto proprio della perdita netta del 2025, l’azienda non distribuirà dividendi nel 2026. Inoltre, il Cda ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili, fino a un importo massimo di cinque miliardi di euro. Queste misure “contribuiranno a preservare una struttura patrimoniale e di liquidità robuste”, mentre l’azienda si dice “al lavoro per riportare il business a una generazione di free cash flow industriale positiva”.
La liquidità industriale disponibile chiude il 2025 a quota 46 miliardi, pari a un rapporto del 30% sui ricavi netti dell’anno, ovvero il livello più elevato dell’intervallo target del 25-30% definito da Stellantis. Sulla guidance finanziaria preliminare 2026, Stellantis aggiunge che “a fronte di un contesto di settore complesso, in particolare per via delle incertezze regolatorie ancora presenti in Europa allargata, i progressi ottenuti nel rafforzamento del portafoglio prodotti e nell’esecuzione industriale mettono l’azienda nella condizione di proseguire in un percorso di miglioramento sequenziale dei propri principali Kpi, gli indicatori chiave di prestazione. Per il 2026, l’Azienda prevede “un aumento dei ricavi netti, margine Aoi e generazione di cassa, con un andamento in crescita dal primo al secondo semestre.