Roma – Conto alla rovescia per gli aumenti delle ‘bionde’: dal 16 gennaio, i prezzi al pubblico di 400 marche e tipi di ‘pacchetti’ saliranno, anche fino a 30 centesimi in più per i brand più popolari. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pubblicato il listino con i nuovi prezzi. A decretare i rialzi sono le nuove accise introdotte nella legge di bilancio. I tabaccai, rende noto la Fit, Federazione italiana tabaccai, adegueranno i prezzi da domani, 16 gennaio. Gli aumenti variano da marca a marca, con aumenti anche fino a 30 centesimi . All’erario è stimato un rientro, grazie a questa misura, di 900 milioni di euro in più, solo per il 2026. Aumenteranno anche i sigari ed il tabacco trinciato ma non il tabacco ‘riscaldato’.
Gli aumenti rientrano tra le misure che puntano non solo a rimpinguare l’erario, ma a disincentivare vizi che danneggiano la salute, come quello del fumo. Invitano a proseguire su questa strada i medici di Sima, Società Italiana di Medicina Ambientale. Anzi rilanciano, ritenendo insufficiente tassare solo le sigarette. “Prevedere una maggiore tassazione che colpisce solo i prodotti da tabacco è un errore e non rappresenta un approccio realmente efficace e giusto per la tutela della salute pubblica”, sostengono infatti. “Non si può ignorare- proseguono- che il tabacco non è l’unico prodotto che grava sulla salute pubblica”. Chiarisce il concetto il presidente Alessandro Miani: “I superalcolici, il consumo eccessivo di zuccheri, e persino il cosiddetto ‘cibo spazzatura’ sono tutti elementi che hanno un impatto significativo sulla salute dei cittadini e sui costi per il Ssn. Eppure, questi prodotti vengono spesso esclusi dalle iniziative di tassazione mirata, come quella per le sigarette prevista dalla legge di bilancio”. In definitiva i medici di Sia chiedono di “valutare un approccio più completo, che prenda in considerazione una vasta gamma di prodotti potenzialmente nocivi”. A sostegno della proposta, il fatto che in molti altri Paesi, “la sin tax”(tassa sui vizi) è stata applicata con successo su diversi prodotti, dai superalcolici alle bevande zuccherate”. Questo “non solo ha contribuito a ridurre il consumo di tali prodotti, ma ha anche portato a un incremento delle entrate pubbliche, destinate a coprire i costi sanitari associati”.