Roma – “Ho appena ricevuto la telefonata che non dovrebbe mai arrivare a un padre. Un dolore sordo, indicibile: la mia amata Chiara non c’è più”. Così, in un’intervista al Corriere della Sera, parla Andrea Costanzo, papà di Chiara, la prima vittima italiana accertata nella tragedia di Crans-Montana, avvenuta la notte di Capodanno. La giovane aveva 16 anni e, la sera dell’incendio, era anche lei all’interno de “Le Constellation”, il locale sotto accusa per quanto accaduto.
“Malgrado il passare delle ore alimentasse una possibilità, sino all’ultimo abbiamo sperato che Chiara fosse tra i feriti ricoverati negli ospedali ma non ancora identificati. Poi, senza preavviso, ti crolla il mondo addosso. Non sei mai pronto. Non lo puoi essere. È innaturale che un padre perda una figlia”, racconta Costanzo nell’intervista.
Com’era come figlia? “La più straordinaria che abbia mai calcato la Terra. Non lo dico perché non c’è più. Eccelleva in tutto ciò che faceva, sia a scuola sia nello sport. Era un’ottima ginnasta artistica, sciava in modo impeccabile, amava la natura e parlava inglese come una madrelingua. Aveva una curiosità pazzesca e una disciplina naturale, mai ostentata“. E prosegue: “Aveva un’idea nitida di cosa volesse dire vivere in modo sano. Non le piacevano l’alcol, il fumo, figuriamoci le droghe. Il suo senso della giustizia era fortissimo. Se fosse possibile, eccedeva persino alle nostre aspettative”.
Quella sera che ha cambiato tutto, “avevano scelto Le Constellation per caso, in altri non c’era posto. È andata con amici che l’amavano molto anche per il suo senso dell’umorismo e dell’autoironia”. Costanzo spiega che “Quel locale non era una novità per la loro comitiva: c’erano già stati altre volte. E mia figlia non avrebbe mai accettato di andare in un posto poco sicuro. Mai. Lo dico con certezza perché era una ragazza con un alto senso di responsabilità”. Non parla di giustizia l’uomo: “Il dolore adesso è più grande della sete di giustizia. Non so nemmeno se arriverà mai. Ora ho solo un grande vuoto”.
E chiude con un pensiero: “Vorrei che non fosse ‘solo’ un nome in una lista di vittime. Perché lei non è mai stata un numero. Era una figlia amata. Aveva il dono dell’ascolto e dava molto agli altri, senza mettersi davanti e senza mai far pesare i suoi risultati eccellenti. Anche per questo era benvoluta da tutti. Ed è per questo che fa ancora più male perderla”.
Andrea Costanzo e la moglie si sono sottoposti alla verifica del Dna, come spiegato da lui stesso al Tg2. “Per la conferma ufficiale le autorità svizzere devono aspettare l’identificazione dei corpi. Ci hanno preso il Dna a tutti e man mano che verranno identificate le vittime avviseranno le famiglie. Abbiamo delle conferme che sono indirette, non ci sono pazienti ricoverati non identificati di sesso femminile negli ospedali. Mia figlia è sicuramente nell’altro elenco”, dice Costanzo. “Quando portavano fuori i ragazzi (dal locale, ndr), cercavo gli occhi di mia figlia nei loro occhi, ma non l’ho vista. Ho visto delle scene pazzesche. La speranza che ho è che nessuno si sia accorto e che sia stata una fine indolore”, sottolinea. E anche qui ribadisce: “Era una ragazza perfetta, il sogno di ogni genitore. Aveva il mondo nelle sue mani”, conclude.