Roma – “A noi sette anni fa è successa la stessa cosa e nessuno più di noi può capire il dolore profondo di perdere un figlio o una compagna o una madre in questa maniera, in un locale che doveva essere sicuro, durante una serata che doveva essere di divertimento”. A scrivere, in una lettera indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sono le famiglie di Corinaldo, teatro nel dicembre 2018 della strage alla discoteca Lanterna Azzurra: tutte chiedono di non essere lasciate sole, dopo gli annunci del Governo di sostegno ai familiari delle giovani vittime di Crans-Montana. Viene chiesto in particolare “un sostegno da parte dello Stato anche per le nostre famiglie, soprattutto perché vogliamo che terribili vicende come queste non debbano ripetersi”.
Rifacendosi quindi all’impegno in questo senso assunto dalla premier nella conferenza stampa di fine anno, le famiglie della strage in provincia di Ancona aggiungono nella lettera che “in questi anni dallo Stato ci siamo sentiti abbandonati. Nei prossimi tre mesi si deciderà il giudizio in appello della parte del processo che riguarda la sicurezza del locale. Nel processo- viene precisato dalle famiglie rivolte a Meloni- stiamo provando a rispondere a quei perché che anche lei ha evocato nel suo discorso: perché il locale non era sicuro? Stiamo provando a stabilire le responsabilità di questa vicenda, per fare in modo che tragedie come quella di Corinaldo prima e quella di Crans-Montana poi, non debbano accadere mai più”. Crans-Montana, continua in ogni caso la lettera, “non è una tragedia, ma il risultato del fatto che troppe persone non hanno fatto il proprio lavoro. Anche a Corinaldo troppe persone non hanno fatto il proprio lavoro: le similitudini tra le due vicende sono a nostro avviso evidenti”, evidenziano tra l’altro le famiglie.