Fano (PU) – Fin dalla sua nascita (seconda metà del Seicento) il Teatro della Fortuna è stato al centro della vita culturali e sociali della città, soprattutto con la fine dello Stato della Chiesa e l’unificazione della Penisola, quando (1865) fu inaugurata la struttura progettata da Luigi Poletti in sostituzione di quella chiusa nel 1839 per inagibilità, opera di Giacomo Torelli, il grande inventore di macchine teatrali che era stato al servizio del Re Sole. Il nuovo Teatro fu dotato di due elementi per l’epoca straordinari: caloriferi, dal 1876, e luce elettrica, dal 1896. Questo aveva fatto sì che il Teatro fanese fosse ricercato da impresari di tutta Italia per spettacoli di grande rilievo, soprattutto in coincidenza con il periodo del Carnevale. Ed è facile immaginare tanti giovanotti fanesi incantati da attrici, cantanti e ballerine la cui bellezza era esaltata nel palcoscenico “sfarzosamente illuminato a luce elettrica” ma ancor di più se ammirata da vicino in ambienti riscaldati e meno chiassosi.
Il nuovo Teatro era il luogo ideale in cui organizzare, con il contributo della neonata “Società della Fortuna per i divertimenti carnevaleschi”, oltre ai tradizionali balli e veglioni, anche grandi cene, che per motivi oggettivi non potevano essere ospitate nel Teatro del Torelli. A fine secolo, “lauta cena, di circa 200 coperti”; “Molta luce, molte cene nei tre ordini di palchi, moltissime maschere”; “Al momento delle cene il colpo d’occhio era stupendo; molte logge erano elegantemente addobbate con fiori … tutte riboccanti di gente che mangiava e beveva allegramente e faceva un baccano indiavolato”.
Interessante notare che di solito alle feste partecipava anche “l’elemento popolare” (probabilmente la piccola borghesia), visto che nel 1908 è “quasi assente”, “senza del quale un veglione in teatro in una città come la nostra non può riuscir bene!”. Le gradi cene si fanno anche tra le due guerre mondiali: “laute e copiose le cene con relative… libazioni a smaltire le quali si è ballato fino al mattino verso le sette”; cene consumate anche “nel mezzo della sala”, “nell’atrio del Teatro”, con “addobbo floreale in ogni ordine di palchi” e a partire dalla mezzanotte.
Anche il vecchio Teatro del Torelli era stato molto attivo e apprezzato; aveva ospitato spettacoli come “La Norma, dramma del celebre Sig. Maestro Vincenzo Cav. Bellini” e “L’elixir d’amore, dramma giocoso del rinomato Sig. Maestro Gaetano Cav. Donizetti”; si erano esibite vere “star” dell’epoca come “Farfallino”, un cantore evirato, chiamato nel 1731 a cantare un’opera di P. Metastasio; erano organizzati balli, durante i quali ci si doveva comportare in maniera inappuntabile; in altre occasioni si poteva anche mangiare in platea, dove si vendevano “commestibili”, a dimostrazione del carattere “popolare” del Teatro. L’illuminazione, limitata ai locali più frequentati, avveniva con le candele, mentre il freddo nei palchi era contrastato con scaldini e cassette di ferro. Ma, ci si adattava e i rimedi si trovavano, anche disobbedendo agli ordini; per esempio, quello secondo il quale “le Porte de’ palchi si tenghino o aperte, o socchiuse in modo, che i Sig. Deputati, e la Guardia possano entrarvi al momento, se lo credono opportuno”. Per evitare incendi, mica per altro!
A Carnevale, le occasioni per trasgredire non mancavano e nel vecchio Teatro le offriva in particolare il buio di gran parte della struttura; lo dimostrò un bambino che nel 1801, dopo essersi liberato della madre cantante impegnata in palcoscenico, si era appartato con una sua coetanea; molto precoce il bambino, che già lasciava intuire le sue grandi doti non solo musicali: era un certo Gioachino Rossini.

Il Teatro della Fortuna: spettacoli, balli, cene e … altro

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