A Fano una “Cena del Cavolo” per esaltare sul piatto il re dell’orto

27 Marzo 2019 // di // Comments

Fano (PU) –  Continua a produrre eventi collaterali che ne arricchiscono il messaggio la mostra Metaurilia Orto di Mare inaugurata il 15 marzo e aperta ogni weekend fino al 7 aprile presso il museo di palazzo Bracci Pagani.

Dopo lo spettacolo “Storie del cavolo”, storie di vita“straordinarie nell’ordinario” degli ortolani di Metaurilia che sabato 16 ha emozionato la platea della Sala Verdi con la voce calda e intensa di Matteo Caccia,autore e conduttore radiofonico, si continua a parlare di cavolo giovedì 28 marzo nella sala ipogea della MeMo.

Al Cavolfiore Tardivo infatti, simbolo di Fano e principe del business di Metaurilia dagli anni Trenta agli anni Sessanta è dedicato il Seminario “Una città del cavolo: il re dell’orto dal campo al piatto, passando per le tasche” che prenderà il via alle 17,30 alla Mediateca Montanari, per proseguire pochi metri più in là alle ore 20 sulle tavole dell’Osteria Il Chiostro, con una cena totalmente dedicata al re degli orti fanesi.

Il periodo non è casuale. Proprio in queste settimane infatti, il Cavolo tardivo di Fano matura nei campi e appare freschissimo nei piatti.

Tommaso Lucchetti, Docente e storico della cultura gastronomica e dell’arte conviviale, grande affabulatore, apre il seminario alle 17,30 con un intervento dal titolo “La panacea nell’orto: storia e fortuna del cavolo, tra dispensa, cucina e mensa”. Il suo sarà un excursus storico sulla letteratura, l’iconografia le citazioni dal passato di un ortaggio bistrattato ma al tempo stesso protagonista indiscusso nelle tradizioni alimentari, dagli elogi di Catone nell’Antichità, alla consacrazione letteraria nei “Promessi Sposi”, dalle nozze ordinarie con il maiale alle ricette della devozione.

Alle 18,00Fabrizio Franca, agronomo ed ex direttore del Codma, ci parlerà del cavolfiore tardivo di Fano, un business durato un secolo. Come nacque la fortuna di questa tipicità del territorio fanese? Come modificò il paesaggio, chi ne furono i protagonisti, come arricchì la città, e come tutto cambiò negli anni Settanta?

Seguirà un breve intermezzo del simpatico poeta dialettale Elvio Grilli che reciterà la sua poesia “Ode m’al  Cavulfior”.

A seguire, il più fanese degli scrittori fanesi,Valentino Valentini che al cavolo ha dedicatoun gustoso libro di ricette e ci parlerà del cavolfiore nella tradizione linguistica, esperienziale e culinaria fanese.

Elvio Grilli concluderà il seminario con un’altra sua famosa lirica:  Dlà dal pònt … c’è Metaurilia

La serata proseguirà sulle tavole deIl Chiostro, caratteristica osteriaa pochi passi dalla MeMo, con la “Cena del cavolo” ispirata dalle ricette di Valentini che sarà anche anfitrione e dispensatore di aneddotigustosi (per informazioni e prenotazionecena 0721 827331)

Ufficio Stampa Metaurilia Orto di Mare – Maura Garofoli 335-8456368

www.ecomusoemetaurilia.it

I numeri del business

Il cavolo è una tipicità del territorio fanese che agli orti Garibaldi prima e a Metaurilia in seguito,trova l’habitat ideale:la vicinanza del mare mitiga i rigori dell’inverno, i terreni sono alcalini, la falda a pochi metri dal suolo garantisce acqua al bisogno.La Germania e tutta l’Europa del Nord che amano il cavolfiore, ma hanno un clima proibitivo, rappresentano un mercato molto promettente per i fanesi.

I primi ad accorgersene sono i fratelli Rupoli, che al principio del Novecento trasportano via mare i cavoli fanesi a Pola e Zara, ancora austroungariche.

Anche Girolamo Solazzi, possidente fanese e gran cacciatore, nelle sue battute di caccia nel nord Europa e sulle tavole di principi e re, intuisce il potenziale di questa coltura.

La ferrovia, operativa già dal 1861, permetterebbe il trasporto dei cavoli in quantità molto superiore ai trabacoli e con tempi molto più celeri a garanzia della freschezza. Ma i vagoni vanno riempiti completamente, perchéil trasporto sia remunerativo.

Occorre aumentare la produzione! Viene coinvolta l’Accademia Agraria di Pesaro e la Cattedra Ambulante Provinciale di Urbino perché promuova la coltivazione di questo straordinario prodotto.

I primi a farlosono gli ortolani degli orti Garibaldi, 50 ettari in tutto e quelli dei dintorni di Fano. Nel 1919 Romeo Rupoli promuove tra loro la nascita della Prima Cooperativa.

Poi, nel 1934, la grande intuizione di Metaurilia. 115 ettari di terra per 115 nuove famiglie di ortolani dediti esclusivamente al cavolfiore tardivo. Le esportazioni prendono il volo. Il successo di questo prodotto genera l’estensione della sua coltivazione anche alla vallata del Metauro e in seguito nelle colline.

Così dai 18.000 q.li del 1923 si arriva ai 350.000 q.li del 1966, quando partono da Fano, tra febbraio e maggio, 3.200 vagoni ferroviari.

Un giro economico che coinvolge 1.100 ettari di terreno dedicato, 5 ditte esportatrici, 4 cooperative tra ortolani e contadini, 50 magazzini di lavorazione e 5 fabbriche di imballaggio, 30 ditte con 2.500 operai deditialla cernita, lavorazione, ingabbiamento, per un ricavato di circa 2,5 miliardi di lire di allora.

Quando tutto cambia

Negli anni Sessanta, le più elevate condizioni di vita e di istruzione comportarono l’abbandono delle campagne. Gli Orti Garibaldi furono smembrati dalla speculazione edilizia; Metaurilia trovò più remunerativo dedicarsi all’ospitalità dei bagnanti e fu invasa dai Campings; la concorrenza della Bretagna francese, l’eterna rivale, si fece più forte ed agguerrita; i consumi all’estero cominciarono a calare.

E così, dai 40-50 milioni di piante nei migliori anni Cinquanta-Sessanta la produzione del cavolfiore fanese scese ai 15-16 milioni di piante degli anni Ottanta.

Nel 1981 nacque il Codma (Centrale Ortofrutticola del Medio Adriatico) per indirizzare la produzione secondo le esigenze del mercato. Attraverso continue selezioni si cercò di migliorare le qualità organolettiche della pianta. Alla cura maniacale ed artigianale dell’ortolano specializzato in questa particolare coltura si è passati però alla produzione massiva nelle grandi aziende agricole, con semente ibridata per accontentare sempre meglio i capricci del mercato.

Oggi il seme originario del cavolo tardivo fanese non si sa dove sia, se qualcuno lo conservi per ragioni scientifiche, o lo coltivi per l’esclusivo uso familiare, per tramandare quel sapore, quel profumo, quel colore, che sembrano perduti.