Aiuti per le imprese marchigiane: fondo di private equity con finanziamenti pubblici

28 Giugno 2019 // di // Comments

Fano (PU) – “Sarebbe interessante creare un fondo di private equity con risorse pubbliche dedicato alla piccola media impresa che metta in campo quel capitalismo paziente in grado di valorizzare il tessuto economico marchigiano”. La provocazione è stata lanciata dal consigliere regionale Mirco Carloni, relatore al convegno “Prospettive economiche, quale futuro per l’economia marchigiana” organizzato ieri pomeriggio a Fano dalla nota associazione “Centro Studi Economia e Territorio” presieduta dal dottor Jacopo Frattini che ha registrato una grande affluenza di pubblico.

Con questo strumento – sostiene Carloni – le aziende potrebbero andare ad intercettare quella domanda di mercato che in questo momento non riescono a raggiungere, dotandosi anche di un management lungimirante che oggi, per esempio, non potrebbero permettersi. Non sto parlando di risorse pubbliche a perdere, ma di un coraggioso gesto che sia propedeutico a creare valore e occupazione. Personalmente, ritengo conclusa la fase storica di iniezione di denaro da parte dell’Europa attraverso bandi a pioggia a favore delle imprese, le quali spesso non sono in grado di intercettare. L’iter affinché un imprenditore disponga concretamente di questi contributi è tortuoso, macchinoso in cui i passaggi burocratici, a volte, paralizzano le risorse per 5 anni. Mi è capitato di vedere aziende che nonostante si fossero aggiudicate le disponibilità economiche, hanno deciso di rinunciarvi per l’esasperazione causata dalla burocrazia e della mancata liquidazione dei fondi. Il contributo postumo non serve a nulla, così come non servono più realtà come la Svim che non ha più la capacità di fornire risposte positive al tessuto economico della nostra regione”.

Come si evince dal report realizzato da Banca di italia di Ancona presente al convegno, l’economia della Regione Marche non gode di buonissima salute. “Il 2018 è un anno difficile da commentare – spiegano Gabriele Magrini direttore di Banca di Italia di Ancona e Alfredo Bardozzetti, economista di Banca di Italia – , poiché è un anno transitorio. Abbiamo avuto una crescita moderata, nella quale il terremoto ha agito in maniera determinante. Nell’ultimo quinquennio la ripresa dell’economia marchigiana ha mostrato un ritmo più lento di quello italiano e il recupero del prodotto perso negli anni di crisi è ancora lontano: il PIL marchigiano si colloca circa 11 punti percentuali sotto il livello del 2007, contro i circa 4 nel Paese. La produzione industriale è moderatamente cresciuta nella media del 2018, registrando però un’interruzione della fase espansiva nella seconda parte dell’anno; tra i comparti di specializzazione regionale è proseguito lo sviluppo della meccanica, mentre l’attività dell’industria calzaturiera si è ancora ridotta. Nell’edilizia l’attività mostra segnali di rafforzamento, cui si accompagna un recupero degli scambi sul mercato immobiliare. Il settore dei servizi ha nel complesso riportato una leggera crescita; al suo interno, le attività commerciali hanno beneficiato anche del recupero della spesa dei turisti stranieri. Da segnalare un rallentamento dell’export rispetto alla media nazionale il quale può essere spiegato dal calo delle vendite sui mercati extra UE”. 

Successivamente i professori Favaretto dell’Università di Urbino Carlo Bo e Manelli della Politecnica delle Marche hanno sottolineato “L’esigenza di individuare vie mai percorse fino ad ora per sostenere la ripresa economica regionale attraverso nuovi strumenti che siano efficienti per le aziende. Le regioni fino ad oggi hanno utilizzato questi i bandi in maniera parcellizzata con l’obiettivo di accontentare il maggiore numero di attori. E’ arrivato il momento di definire un quadro di priorità che si ponga l’obiettivo di dare nuova linfa al sistema economico. Solo così potremmo avere un inversione di tendenza”. Interessante la testimonianza di Fabrizio Medea, senior partner del fondo di Private Equity Wise Equity che ha espresso la filosofia del suo gruppo salito alla ribalta nel nostro territorio regionale per aver favorito la cessione di Eden Viaggi ad Alpitour. “Abbiamo realizzato più di 100 investimenti in diversi settori. La nostra attenzione è rivolta alla piccola media impresa che ha bisogno di un partner per finalizzare la propria crescita. Quando decidiamo di investire in una realtà come primo punto definiamo la modalità con cui creeremo valore. In sostanza dividiamo la nostra strategia in tre settori: l’asset, ovvero il tratto caratterizzante dell’azienda, il management che ci deve supportare e le risorse finanziare che pensiamo ci servano per raggiungere i nostri gol”.