tratto Fano-Urbino

Associazione FVM Ferrovia Valle Metauro: “In Irpinia si ritorna al treno, da noi è un miraggio”

30 Agosto 2016 // di // Comments

Valle del Metauro (PU) – “Il 22 agosto scorso un treno storico della Fondazione FS ha inaugurato la linea Avellino-Rocchetta, nuova acquisizione del patrimonio delle ferrovie turistiche italiane, dopo quasi 6 anni di assenza traffico. Il convoglio, partito da Foggia, ha percorso per l’inaugurazione il tratto Rocchetta – Conza ma l’obiettivo finale sarà il ripristino di tutta la linea  lunga più di cento chilometri”. Ad intervenire è l’Associazione FVM Ferrovia Valle Metauro.

 

“La cerimonia si è svolta in concomitanza con lo Sponz-fest, la manifestazione di fine estate più conosciuta dell’ Irpinia ideata e realizzata da Vinicio Capossela.  La grande capacità comunicativa della Fondazione FS, attraverso i suoi numerosi canali, ha consentito di far conoscere non solo la manifestazione ma, soprattutto di svelare  un territorio incontaminato, lussureggiante e  sconosciuto a tanti. Nel treno storico sono stati messi a disposizione prodotti tipici locali; ad allietare il viaggio vi era l’ attore Ascanio Celestini, impegnatissimo lungo  le carrozze a raccontare storie degli scrittori Fortunato e Rodari. Superfluo raccontare l’ entusiasmo della popolazione assembrata nelle stazioni non più abituate al passaggio del treno da oltre cinque anni. La banda musicale di Calitri ha accolto il treno storico nella stazione finale di Conza-Andretta-Cairano, ma prima un gruppo di cow-boy a cavallo ha suscitato nei viaggiatori il brivido di un ‘assalto’ al convoglio.

Una marea di persone ha ascoltato il comizio inaugurale del presidente del consiglio regionale Rosa D’Amelio, del vicepresidente della giunta regionale Fulvio Bonavitacola, di alcuni sindaci dei paesi, del direttore della Fondazione Fs  Ing. Luigi Cantamessa, di Pietro Mitrione dell’Associazione in Loco motive e dell’ artista Vinicio Capossela”.

 

“Come è stato possibile realizzare il sogno del ritorno del treno in Irpinia mentre nella Valle del Metauro sembra ancora un miraggio? Perché in Irpinia quello che sembrava essere solo una sparuta battaglia di ‘nostalgici idealisti’ è diventato realtà?”.

 

“Sono stati diversi i fattori che hanno reso possibile la riattivazione: il cambio politico alla guida della Regione Campania, il recente avvento  della Fondazione FS, una nuova sensibilità verso le ferrovie e i treni che sono tornati ad essere un mezzo di turismo e conoscenza del territorio oltre che di mobilità. Ma, soprattutto un’ esigenza e un desiderio di riscatto  venuto dal basso, reclamati  dalle piazze, dai comitati e dalle associazioni”.

 

“La presa di coscienza degli abitanti dell’entroterra irpino di essere fuori dal sistema ferroviario italiano, unita al conseguente reale impoverimento del territorio, hanno fatto sì che si realizzasse questa bellissima operazione: ed ecco spiegata la motivazione di questo straordinario accaduto. Un bene pubblico è stato recuperato riportandolo alla sua originaria funzione. Il treno che, in altri periodi storici  veniva utilizzato per emigrare in luoghi lontani, è visto ora come uno strumento per generare turismo e creare occasioni di lavoro”.

 

“La Ferrovia dell’Irpinia è la 7^ ferrovia che Fondazione FS rimette in attività per scopi turistici. Questo sistema è reso possibile grazie alla lungimiranza di quelle ‘virtuose’ Regioni che hanno collaborato intelligentemente con RFI e Fondazione FS”.

 

“La Regione Marche pare, invece, timida o recalcitrante a compiere un passo di tale portata per la ferrovia Fano Urbino: gli investimenti nella provincia di Pesaro e Urbino sembrano orientati soprattutto verso la costa come se gli abitanti delle aree interne non pagassero le imposte”.

 

“Non meraviglia il fatto che la Regione Marche trovi scuse pretestuose sul genere che i comuni dell’entroterra non sono interessati alla ferrovia! E’ piuttosto vero il contrario! Così, mentre ovunque si va avanti  e si aprono nuove idee ed iniziative, nella Valle del Metauro si sta ‘infelicemente’ immobili, alla stregua di un  sonnolento ‘birocc sa’ i bov’ fermo in mezzo alla campagna”.