“I resti vanno valorizzati, non richiusi”

5 Marzo 2019 // di // Comments

Fano (PU) – Le spiegazioni della dottoressa Ciuccarelli della sovrintendenza, delle archeologhe, dei tecnici comunali e dell’amministrazione non sono servite a porre la parola fine sulla questione dei ritrovamenti archeologici al Pincio. “Non possono restare visibili” hanno detto gli esperti venerdì scorso scatenando l’inevitabile malumore di molti, in primis del centrodestra. Dopo l’appello lanciato su facebook dal consigliere indipendente Luca Serfilippi, oggi arriva una mozione firmata dallo stesso e anche da Lucia Tarsi, Marianna Magrini, Gianluca Ilari, Stefano Mirisola e Davide Delvecchio. 

“I resti – scrivono – andrebbero valorizzati senza se e senza ma. Non ne vogliamo fare una critica politica per partito preso, perché la cultura non ha colore. Ci sembra assurdo che a fronte dei 950mila euro appaltati per la riqualificazione del Pincio (quando se ne potevano spendere molti meno con il progetto pre-esistente di 250mila), non siano stati trovati i fondi per valorizzare i resti archeologici rinvenuti. Ringraziamo tutti i tecnici comunali e della soprintendenza che ci hanno lavorato e che continueranno ad indagare, ma ci spiace che la città non abbia colto l’opportunità di ‘sfruttare’ turisticamente questa scoperta. L’area del Bastione Nuti, comunemente chiamata Pincio, rappresenta insieme all’Arco D’Augusto e a Porta  Maggiore il biglietto da visita principale della nostra città. Anche se gli scavi potrebbero non rappresentare una grande scoperta di valore storico, crediamo che le scoperte fatte, se ben protette (lastre di vetro), rese visibili (tramite illuminazione adeguata e deumidificazione del sito), sorvegliate (telecamere) e mantenute, potrebbero sicuramente rappresentare un volano di promozione della Fano sotterranea (promossa da tante guide turistiche e dall’Archeoclub)”.

Nel documento presentato oggi, si impegnano il sindaco e la giunta a fare di tutto, in collaborazione con la Soprintendenza per rendere visibili gli scavi, per far si che i fanesi e i turisti possano ammirare i ritrovamenti; a utilizzare il ribasso d’asta per finanziare le opere necessarie alla valorizzazione dei ritrovamenti; a valutare di valorizzare attraverso strumenti digitali/informatici (ad esempio ricostruzione 3D/realtà aumentata) i ritrovamenti sotterranei; a coinvolgere l’Archeoclub e le guide turistiche che quotidianamente lavorano a Fano per “sfruttare” turisticamente questi ritrovamenti”.