Il metodo feldenkrais: imparare ad imparare

14 Febbraio 2018 // di // Comments

L’attività motoria del nostro organismo è di fondamentale importanza biologica in quanto rappresenta per certi versi l’unica forma di esercizio che gli permette di realizzare non solo un’interazione con l’ambiente ma anche di agire su di esso, modificandosi rispetto alle sue esigenze particolari.

Se si cerca di classificare i movimenti dal punto di vista della loro importanza biologica per l’organismo è chiaro che un valore di primaria importanza spetta a tutti quegli atti che risolvono i più svariati problemi motori che si possono presentare nell’arco della vita.

Il cosiddetto “Metodo Feldenkrais” è poco conosciuto nonostante sia ormai applicato da oltre 40 anni; si tratta di un processo di apprendimento individuale particolare che si basa su di una stretta integrazione tra movimenti, sensazioni, sentimenti e pensiero ed ha come fine principale il funzionamento efficiente del corpo umano.

Suddetto metodo viene spesso e volentieri considerato in modo improprio, una forma di ginnastica dolce o una tecnica di rilassamento, ma in realtà si ha a che fare con un vero e proprio processo educativo definito di “consapevolezza attraverso il movimento”, appunto perché usa il movimento per migliorare la postura e in linea generale tutte le potenzialità a disposizione dell’individuo.

Proprio a partire infatti dalla consapevolezza del proprio corpo, dei suoi limiti, delle sue reazioni, delle sue azioni e delle potenzialità, il Metodo Feldenkrais consente di individuare, ridurre o addirittura evitare dolori o frequenti problemi che provocano una quantità enorme di patologie (dalle disfunzioni articolari ai dolori cervicali e lombari, alle ernie, alle patologie discali, fino ad una lunga lista di altri tipi di problematiche), malesseri psicofisici, riduzioni posturali e funzionali e a ristabilire un tono muscolare equilibrato in tutto il corpo.

Il nome di questo metodo deriva da Moshe Feldenkrais, ingegnere e fisico israeliano di origine russa che dopo aver svolto dei particolari studi sull’anatomia, sulla psicologia e neurofisiologia umana (e soprattutto infantile), mise a punto sequenze di movimenti ed esercizi che divennero dei veri e propri processi di apprendimento per l’ottimale funzionamento del corpo.

In particolare furono importanti gli studi che egli fece intorno ai processi di apprendimento infantile, allo sviluppo motorio del bambino e della struttura-funzione del corpo e del cervello poiché proprio attraverso quei movimenti che simulano l’apprendimento naturale dei bambini, si può esplorare dettagliatamente ed accuratamente il sistema muscolare nella sua integrità, stimolando in particolar modo il funzionamento dei muscoli che non vengono mai sollecitati.

Come altri, non è altro che un metodo di formazione somatica che in buona sostanza si differenzia in due aspetti principali; è basato sul movimento con ampie fondamenta/basi scientifiche ed inoltre all’allievo o al paziente non insegna a correggersi ma bensì a dar vita a tutte quelle circostanze ottimali al fine di scoprire il proprio processo di miglioramento non andando ad intaccare nel processo personale.

Come sistema educativo stimola dunque un’intelligenza innata del sistema nervoso a riprogrammare azioni più efficaci che, gradualmente, si sostituiscono ad abitudini motorie errate e spesso fonte di dolore e di tensione muscolare.

È fondamentale sottolineare però che il cambiamento non avviene in una o due sedute, così come per l’allenamento fisico, anche quello che concerne l’organo più importante, ha bisogno di pratica e di intenzione. Il cervello, infatti, necessita di costanti stimoli per poter esprimere al meglio le sue capacità; date queste premesse si può capire come la sua efficacia sia anche molto apprezzata in ambito sportivo (nello sport ad esempio, l’applicazione di questo metodo ha dato enormi risultati nella corsa, nello sci, nel golf, nel tennis e nelle arti marziali) e nel mondo dello spettacolo poiché porta ad incrementare importanti aspetti quali: forza, resistenza, coordinazione motoria, che sono alla base di ogni performance di qualità atletica o artistica che sia.

Alcuni studi svolti con danzatori hanno confermato l’influenza positiva di questo approccio con conseguente miglioramento della tecnica, dell’apprendimento e della percezione, dell’immagine del corpo e della qualità della rappresentazione. Molti usano quindi le lezioni Feldenkrais come riscaldamento prima dello spettacolo.

Si tratta di una vera e propria espressione di un’elaborazione mentale profonda, anziché di una mera e semplice ripetizione meccanica; questa particolare pratica connette corpo e mente e favorisce lo scambio di segnali tra i neuroni migliorando così l’interazione e la coordinazione del movimento.

Dalla teoria passiamo ora alla pratica; come si svolge dunque concretamente questo metodo?

Un corso di Feldenkrais, prevede due forme: una individuale ed una di gruppo; in linea generale dobbiamo dire però che alle persone che si trovano supine le viene chiesto di imparare ad ascoltarsi, ad analizzare il contatto del proprio corpo con il pavimento ed il livello di tensione e/o di rilassamento dei propri muscoli.

In maniera lenta e graduale si incominciano ad effettuare dei movimenti al fine di scoprire l’energia superflua e parassita e permettere così la sua eliminazione parziale; l’apprendimento deve essere gradevole e soprattutto facile.

È necessaria fin da subito la riduzione graduale dello sforzo inutile per aumentare la sensibilità cinestesica senza la quale la persona non può autoregolarsi.

Occorre prima pensare al movimento migliore piuttosto che a quello giusto, perché il “meglio” può essere migliorato, il giusto rimane per sempre il limite.

Di solito i movimenti preliminari non evocano l’atto finale, così ognuno si sente a proprio agio senza sentirsi costretto ad ottenere dei risultati. Spostando l’attenzione sui mezzi di conseguimento invece che sul bisogno di riuscire, si facilita, si velocizza e si semplifica il processo di apprendimento. È importante non avere alcuna “intenzione” di essere corretti, perché gli errori non possono essere evitati quando si sta apprendendo. Per apprendere e cambiare è necessario divertirsi, quindi quando ci si sente stanchi è tempo di fermarsi.

Ogni tanto è possibile lavorare solo mentalmente immaginando i movimenti della lezione appresa senza eseguirli; ciò induce un notevole cambiamento nei muscoli e nelle articolazioni impegnate.

Andando nel dettaglio, l’insegnamento individuale vede appunto coinvolti la persona da trattare e l’insegnante, quest’ultimo non è passivo ma sente che cosa è necessario per l’apprendimento dello studente e per mezzo del feedback studente – insegnante si sperimentano così nuovi pattern di possibilità.

Questo genere di comunicazione ha bisogno sia di sincrona che di un collegamento attivo dei processi sia motori che sensoriali di ambedue i protagonisti. Questa tecnica è anche efficace perché magari la persona che vi ricorre può aver subito degli importanti interventi chirurgici (che hanno riguardato amputazioni di arti) o anche di chi soffre di paralisi cerebrale e non è capace di aiutarsi. La persona si allontana man mano da quando accade nel mondo esterno ed è dunque assorbita completamente dai propri cambiamenti interni.

Per quanto concerne invece le lezioni di gruppo (in genere si tratta di lezioni settimanali o bisettimanali dalla durata di un’ora circa); Il luogo più adatto per lavorare è un area del pavimento coperta da un tappeto o da una stuoia. È opportuno indossare pochi indumenti e soprattutto comodi e pratici in maniera tale da essere a proprio agio e non ostacolare i movimenti o la respirazione.

Le lezioni vengono indirizzate sull’approfondimento pratico di una funzione motoria specifica: alzarsi, sedersi, girarsi, afferrare qualcosa, respirare, camminare. L’insegnante trasmette verbalmente come eseguire determinati movimenti, ma mai dimostra egli stesso come svolgerlo.

In questa maniera lo studente deve giudicare e decidere in base alla propria personale esperienza quale modo di muoversi sia migliore per lui, e tale processo conduce a migliorare la funzione motoria attraverso movimenti piacevoli e inusuali volti a raggiungere la consapevolezza della relazione tra corpo e mente e della sua armonia.

Il momento migliore della giornata per svolgere tale attività è dopo cena e appena terminata la lezione, sarebbe bene andare subito a dormire perché, calando la tensione sia mentale che muscolare, il sonno sarà senza ombra di dubbio migliore.

Al mattino appena alzati è auspicabile riprendere e ricordare le sensazioni provate la sera durante la lezione e ripetere alcuni movimenti che si sono immagazzinati.

Per una maggiore armonia tra mente e corpo il metodo Feldenkrais è ideale, e come ricorda lo stesso ideatore, “se sei consapevole di ciò che fai puoi fare quel che vuoi”.

 

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