Il Santa Croce compie 100 anni, Tarsi: “C’è poco da festeggiare”

6 Agosto 2020 // di // Comments

Fano (PU) – Mancano poco meno di trenta giorni e l’Ospedale Santa Croce di Fano compirà i suoi primi cento anni. Un anniversario importante per la città che, secondo Lucia Tarsi di Fano Città Ideale, non potrà essere festeggiato come dovrebbe essere.

“Il 5 settembre 1920, – evidenzia la Tarsi – avrebbe potuto rappresentare una grande occasione di festa per Fano, sarebbe diventata una data memorabile in cui poter celebrare degnamente un secolo di vita del Santa Croce, un ospedale con le radici profondamente radicate nella nostra città e la cui storia spesso si intreccia con le vicende familiari, i successi professionali, i dolori, i sacrifici di molti di noi. Le cronache del tempo e i documenti storici parlano di un ospedale fortemente voluto dalla città, progettato dalle migliori menti di allora, edificato in gran parte con fondi privati, cioè con lasciti considerevoli di nobili e borghesi benestanti fanesi. Un ospedale che, già dai suoi primi anni di vita, diventò una eccellenza della sanità la cui fama superò in fretta i confini del nostro territorio”.

“Il condizionale è d’obbligo, – proseguono – perché il motivo di tanto vanto dei nostri padri e nonni, oggi non esiste più; ‘avremmo potuto festeggiare’, se nel frattempo l’ospedale Santa Croce non fosse stato scarnificato all’osso fino a diventare poco più di un poliambulatorio. Ora attendiamo con curiosità la data del 5 settembre, per vedere chi, tra i politici del centrosinistra comunale e regionale, avrà la spudoratezza di celebrare l’evento; vogliamo proprio vedere chi avrà il coraggio di salire su quel palco per esaltare, con la solita enfasi autoreferenziale, il solito mantra del ‘grande successo’ della nostra città. E certi voltafaccia e pentimenti dell’ultima ora, cui abbiamo assistito nelle ultime settimane, non basteranno per convincere nessuno. Di parole bugiarde e di vuoti proclami ne abbiamo le tasche piene”.

“Dopo anni in cui abbiamo ascoltato di tutto e di più a sostegno e copertura delle politiche di smantellamento della sanità pubblica (chi non ricorda “l’ospedale della cellula”? oppure “l’ospedale senza pareti”?), – si sottolinea ancora – oggi ci viene propinata la versione penitente e autoflagellante di alcuni  convertiti del centrosinistra, che, spaccati e divisi nelle loro lotte interne tra partiti  e fazioni, dopo aver smarrito la solidità monolitica del Pensiero Unico, si incastrano nelle loro stesse contraddizioni e giocano l’ultima carta prima della débacle: rinunciano al progetto dell’Ospedale Unico. Un colpo di sole? Una amnesia? Niente di tutto ciò. Una manovra elettorale? Sicuramente”.

“Ci chiediamo – ribadisce ancora la Tarsi – come il PD locale e regionale possa pensare di essere ancora credibile, dopo che ha sostenuto impassibile per 20 anni la necessità di costruire il nuovo Ospedale di Pesaro (chiamato erroneamente Ospedale Unico), dopo che ha scientificamente e capillarmente smantellato la sanità di Fano, Cagli, Fossombrone, Pergola, dopo che ha barattato l’Ospedale di Fano con una clinica privata, mentre oggi si presenta agli elettori simulando una conversione di idee. Per onestà intellettuale, va tuttavia precisato che le responsabilità delle attuali condizioni di degrado in cui versa la sanità marchigiana sono trasversali a varie forze politiche, riconducibili sia a chi ha fattivamente progettato e messo in opera piani sanitari devastanti e miopi, sia a chi, con il proprio silenzio, ha di fatto appoggiato omertosamente i progetti di distruzione della sanità pubblica”.

“Noi di Fano Citta Ideale – si conclude – (che raccogliamo le battaglie storiche di Giancarlo D’Anna e del Comitato Santa Croce), per anni abbiamo sempre denunciato le politiche di smantellamento della sanità pubblica a favore esclusivamente della sanità privata, possiamo a buon titolo rivendicare una battaglia di coerenza che dura da 20 anni. Il Covid19 ha portato definitivamente in superficie tutte le criticità del nostro sistema sanitario, evidenziando che quanto abbiamo sostenuto per anni sia l’unica proposta ragionevole per una sanità sostenibile e vicina alle esigenze delle persone: la sanità diffusa sul territorio e le reti ospedaliere sono le uniche garanzie a tutela della salute di tutti”.