Roma – Il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric ha annunciato il lancio di un Piano di risposta e bisogni umanitari per la Somalia da 852 milioni di dollari. Un ammontare, è stato chiarito, che è “inferiore del 40% rispetto allo scorso anno” e che “mira a sostenere 2,4 milioni di persone”. Il responsabile ha sottolineato che la riduzione dei finanziamenti “è dovuta a risorse limitate, non a una diminuzione dei bisogni umanitari”. Dujarric ha inoltre affermato che ci saranno “significative lacune nei servizi essenziali”, poiché meno della metà delle persone che necessitano di aiuti umanitari potrà riceverli nell’ambito del piano per il 2026. La Somalia è un Paese altamente instabile, che non è ancora del tutto uscito da decenni di guerra civile. Lo stato federale fatica a mantenere il controllo su tutto il territorio, che in molte zone è ancora sotto il controllo di gruppi armati, una situazione che si riflette anche sulla stabilità economica e dei servizi. A ciò si è aggiunto di recente il riconoscimento da parte di Israele del Somaliland, regione che ha proclamato unilateralmente l’indipendenza nel 1991. Secondo alcune analisi, l’obiettivo di Tel Aviv sarebbe di trasferire in questa autoproclamata repubblica i residenti palestinesi della Striscia di Gaza e di avere un accesso strategico al Mar Rosso, anche in chiave militare, ad esempio rispetto allo Yemen, contro cui Israele combatte dalla fine del 2023. Il governo di Mogadiscio ha condannato l’azione di Israele – unico Stato al mondo ad aver riconosciuto l’indipendenza del Somaliland – denunciando un attacco alla propria sovranità, integrità e stabilità interna.