Roma – Niger e Algeria tornano a riallacciare le relazioni diplomatiche dopo mesi di gelo, e lo fanno annunciando la costruzione di un gasdotto per trasportare petrolio estratto in Nigeria fino all’Algeria e quindi verso i mercati europei, attraverso il Niger. Lungo 4mila chilometri, il Trans-Saharan Gas Pipeline è un progetto fermo sul tavolo da quindici anni ma ora, dopo l’incontro di ieri ad Algeri tra il generale Abdourahamane Tiani e il presidente dell’Algeria Abdelmadjid Tebboune, i due Paesi sono pronti ad avviarlo alla fine del mese di Ramadan.
Nel 2025, come riferisce la stampa africana, il piano era stato rispolverato e i colloqui stavano riprendendo finché ad aprile l’Algeria è entrata in rotta di collisione con l’Alleanza dei Paesi del Sahel, ossia Niger, Burkina Faso e Mali. Il motivo: l’abbattimento di un drone da parte delle forze algerine, partito dal Mali. L’incidente ha comportato il ritiro degli ambasciatori tra questi due Paesi, una decisione subito seguita anche dagli alleati di Bamako: Niger e Burkina Faso. L’Algeria sta però lavorando per recuperare i rapporti coi suoi vicini meridionali. Prima dell’intesa raggiunta col Niger, salutata dal capo di Stato algerino come la fine di “un abnorme periodo di gelo”, le autorità di Algeri hanno inviato in Burkina Faso una delegazione per discutere di cooperazione in ambito minerario e di idrocarburi. Resta invece delicata la relazione con il Mali, che accusa l’Algeria di sostenere i gruppi armati attivi nel nord del Paese. I Paesi del Sahel fanno i conti con la presenza di gruppi armati che compiono attacchi sia contro basi militari che obiettivi civili.
Un problema che riguarda anche la Nigeria, dove agli attacchi armati si somma anche la pratica dei sequestri a scopo di riscatto: un modo con cui i gruppi si autofinanziano e reclutano ragazze e ragazzi. Sebbene gli assalti riguardino sia cittadini di religione cristiana che musulmana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accusato il governo del presidente Bola Tinobu di non fare abbastanza per proteggere le comunità cristiane dal “genocidio” e ha minacciato un intervento armato che poi si è concretizzato nel bombardamento della notte di Natale – tra il 25 e il 26 dicembre scorsi – contro una postazione del gruppo Stato islamico nel nord-ovest del Paese. Un’azione a cui il governo nigeriano ha confermato sostegno, chiarendo però che alla base non aveva nessuna motivazione religiosa.
Oggi, sono arrivati in Nigeria circa cento militari statunitensi nel quadro di un programma di addestramento richiesto dal governo di Abuja per rafforzare il contrasto ai gruppi armati.
All’origine delle accuse di Trump, secondo gli analisti ci sarebbe tuttavia la necessità di assicurarsi l’accesso a uno dei massimi produttori mondiali di greggio – in testa, secondo dati Opec del 2025, ci sono Venezuela, Arabia Saudita e Iran – e la volontà di allontanare la Nigeria dalla sfera di influenza della Cina.

Nigeria-Algeria (Oleodotto lungo 4mila km)