Fano (PU) – La seduta della III Commissione consiliare del 1° luglio, richiesta dai consiglieri comunali di opposizione, ha confermato la ripartenza del percorso verso la costituzione dell’Azienda pubblica di servizi alla persona (ASP) dell’Ambito Sociale 6.
“Ho accolto positivamente la volontà di costituire l’ASP – dichiara il Consigliere comunale del gruppo misto Dimitri Tinti – perché resta uno strumento utile per rafforzare la gestione associata dei servizi sociali e garantire, anche nei comuni più piccoli, livelli essenziali di prestazioni e maggior coesione territoriale”.
“Non è cambiata la filosofia dell’ASP – sottolinea Tinti – è cambiato il quadro politico: prima l’hanno bloccata, con l’aiutino della Regione, usando il pretesto della coincidenza tra Ambiti sociali e Distretti sanitari, mai realizzata nemmeno con l’Ambito 7 di Fossombrone considerata allora imprescindibile. Ora però che quella scusa è svanita, si riparte dal progetto o dalle nomine?”.
In Commissione è emerso che l’obiettivo sarebbe portare entro luglio nei 9 Consigli comunali la nuova versione di Statuto e Convenzione costitutiva, più il piano economico-finanziario, con avvio operativo dell’ASP dal 1° gennaio. Sono state illustrate modifiche rilevanti allo Statuto approvato nel 2023 da tutti e 9 i Comuni, mentre sarebbero confermati i criteri di riparto della spesa tra i comuni: 10% popolazione e 90% spesa sociale netta.
“Su un tema così importante – prosegue Tinti – servono trasparenza e rispetto delle prerogative dei Consiglieri comunali, per questo ho chiesto un coinvolgimento vero della Commissione consiliare: Statuto, Convenzione e piano economico-finanziario devono essere disponibili prima non dopo l’approvazione del Comitato dei Sindaci, quando il percorso è ormai blindato”.
Per Tinti la contraddizione è evidente: “chi oggi governa, Sindaco e assessora Tarsi in testa, quando era all’opposizione contestò platealmente il precedente percorso, arrivando a scrivere al Prefetto e a chiedere un Consiglio monotematico, nonostante allora i documenti, anche non definitivi, fossero stati condivisi e discussi. Oggi, invece, Terzo settore e sindacati sono stati coinvolti come prima, mentre i Consiglieri comunali arrivano a ridosso delle decisioni senza le carte decisive. Curiosa idea di trasparenza: larghissima quando si protesta, strettissima quando si governa”.
La questione più delicata resta la governance: “nello Statuto si passa dall’amministratore unico, competente e di fiducia dei Sindaci, a un CdA con probabile spartizione politica. Alcune importanti funzioni passerebbero dai Sindaci al CdA e il Regolamento regionale collega la composizione del CdA anche alla consistenza del patrimonio: 3 componenti sotto il milione di euro, fino a 5 se lo si supera. La domanda rimasta inevasa è: quali risorse patrimoniali si intende trasferire o conferire all’ASP?”.
“Da mesi – conclude Tinti – circola il nome dell’ex segretario della Lega Brandoni per la Presidenza dell’ASP. Il Sindaco è stato vago, anche sul criterio della competenza, invocata per altri enti ma ancora più necessaria per un’Azienda che gestirà oltre 10 milioni di euro di servizi alla persona. L’ASP non deve nascere come premio di consolazione o luogo di riequilibrio della maggioranza, accontentando i partiti o magari quella parte del Terzo settore oggi stranamente compiacente. Il welfare non è una poltrona da occupare: è una responsabilità pubblica da esercitare”.