Fano (PU) – I finanzieri del Comando Provinciale di Pesaro e Urbino hanno dato esecuzione ad un sequestro preventivo, disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pesaro su richiesta della locale Procura della Repubblica, per un valore superiore a 1,4 milioni di euro nei confronti di una donna residente a Fano, ritenuta responsabile del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato finalizzata all’ottenimento illecito di erogazioni pubbliche. Il provvedimento, finalizzato alla successiva confisca, anche “per equivalente”, del profitto illecito ottenuto, ha interessato una villa di pregio, una polizza vita e disponibilità finanziarie.
La misura cautelare trae origine dalle indagini svolte dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Fano, che hanno accertato come la donna, in concorso con il marito, avrebbe orchestrato un articolato sistema fraudolento finalizzato all’indebita percezione di ingenti agevolazioni fiscali, avvalendosi, secondo quanto emerso, di false attestazioni predisposte da tecnici e imprese esecutrici compiacenti per certificare il possesso dei requisiti necessari ad accedere ai benefici previsti dalla normativa in materia di ristrutturazione edilizia. Il marito, quale legale rappresentante della società di costruzioni, e la moglie, dipendente della stessa società e beneficiaria dei crediti d’imposta, avrebbero così dapprima conseguito crediti d’imposta derivanti da interventi di ricostruzione edilizia agevolati con il “Sismabonus Acquisti” e il “Superbonus”, per poi monetizzarli, ottenendo un profitto complessivo superiore a 1,4 milioni di euro.
Il “Sismabonus Acquisti” è un’agevolazione fiscale introdotta per incentivare l’acquisto di immobili ricostruiti secondo criteri antisismici. La normativa prevede una detrazione pari al 75% o all’85% del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 96.000 euro per unità immobiliare, beneficio che, ricorrendone i presupposti, poteva essere elevato al 110% attraverso il “Superbonus”.
Proprio in questo contesto si sarebbe inserito il meccanismo fraudolento ideato dai due coniugi. Secondo le risultanze investigative, per massimizzare le agevolazioni fiscali avrebbero demolito due immobili e ricostruito, solo sulla carta, 14 distinte unità abitative, mentre nella realtà sarebbero state realizzate soltanto due abitazioni. Le 14 unità immobiliari, create mediante un artificioso frazionamento catastale, sarebbero poi state vendute dal legale rappresentante della società costruttrice alla moglie. Quest’ultima, avvalendosi dello sconto in fattura, avrebbe corrisposto un importo pari a 1.478.400 euro (circa 105.600 euro per ciascuna unità), mediante i medesimi crediti d’imposta indebitamente generati, rientrati così nella disponibilità della società per un eventuale successivo utilizzo.
Le indagini hanno inoltre evidenziato come la documentazione prodotta fosse formalmente regolare, ma non corrispondente allo stato reale dei lavori. La circostanza è stata accertata attraverso sopralluoghi nei cantieri e perquisizioni presso la sede dell’impresa e gli studi dei professionisti coinvolti. Le fotografie e la documentazione tecnica acquisite, successivamente analizzate da un consulente, hanno fornito un significativo riscontro alla ricostruzione investigativa.
La natura strumentale dell’intera operazione immobiliare e la reale finalità perseguita dagli indagati avrebbero trovato ulteriore conferma nelle verifiche successive alla conclusione dei lavori. Gli accertamenti hanno infatti evidenziato che le 14 unità immobiliari sono state successivamente riunificate, ancora una volta solo sotto il profilo documentale, nelle due originarie abitazioni, una delle quali è divenuta la residenza dei coniugi, mentre l’altra è stata ceduta a terzi per 615.000 euro.
Si precisa che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo in caso di emissione di una sentenza irrevocabile di condanna.