Pesaro – “La comunicazione sanitaria è ormai parte integrante della professione. Non possiamo lasciare i lavoratori soli davanti a una trasformazione che coinvolge direttamente il rapporto con cittadini e pazienti”.
“I numeri dell’indagine sulla comunicazione sanitaria attraverso i social media devono rappresentare un campanello d’allarme per le istituzioni e per le aziende sanitarie”. È quanto dichiara Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale UGL Salute, commentando i dati secondo cui il 49,8% dei professionisti sanitari utilizza regolarmente i canali digitali per motivi professionali, mentre appena l’11,4% ha ricevuto una formazione specifica sulla comunicazione sanitaria attraverso i social media.
“Il dato – sottolinea Giuliano – evidenzia una contraddizione che non può essere ignorata. I social sono ormai uno degli strumenti attraverso i quali cittadini e pazienti cercano informazioni sulla salute, si confrontano con i professionisti e maturano opinioni sulle cure e sul Servizio sanitario. Una parte significativa degli operatori sanitari li utilizza quotidianamente, ma la formazione specifica rimane largamente insufficiente”. Per UGL Salute, non si tratta di chiedere ai professionisti sanitari di diventare comunicatori o influencer, ma di mettere a loro disposizione competenze e strumenti adeguati per affrontare una dimensione che è ormai entrata a pieno titolo nella quotidianità lavorativa.
“Un medico, un infermiere, un tecnico sanitario o qualsiasi altro professionista della salute che comunica sul web – continua Giuliano – deve poter contare su una formazione che affronti correttamente temi come la divulgazione scientifica, la verifica delle fonti, la privacy, la tutela dei dati personali, la deontologia professionale, il rapporto con i pazienti e la gestione della disinformazione. Non possiamo pretendere responsabilità senza garantire formazione”.
Particolarmente significativo è, inoltre, il fatto che il 75% dei professionisti coinvolti nell’indagine chieda l’introduzione di linee guida. “Questa richiesta – afferma il Segretario Nazionale UGL Salute – deve essere ascoltata. Servono indicazioni omogenee e chiare, condivise con le rappresentanze dei professionisti e dei lavoratori, che evitino tanto l’improvvisazione quanto il rischio di trasformare i social in uno spazio privo di regole”. UGL Salute ritiene quindi necessario inserire la comunicazione digitale e l’uso responsabile dei social nei percorsi di formazione e aggiornamento dei professionisti sanitari, prevedendo anche momenti specifici di formazione continua all’interno delle aziende sanitarie.
“Investire nella formazione significa proteggere contemporaneamente i professionisti e i cittadini. Un operatore adeguatamente formato è maggiormente in grado di contrastare fake news e pseudoscienza, fornire informazioni corrette e contribuire a ricostruire quel rapporto di fiducia tra cittadino e sistema sanitario che rappresenta uno dei pilastri del nostro Servizio sanitario nazionale”.
“Come UGL Salute – conclude Giuliano – chiediamo al Ministero della Salute, alle Regioni e alle aziende sanitarie di aprire un confronto su questo tema. La trasformazione digitale della sanità non può essere affrontata soltanto attraverso nuove tecnologie: deve passare anche dalla valorizzazione delle competenze dei lavoratori. La formazione non è un costo, ma un investimento sulla qualità dell’assistenza, sulla tutela dei professionisti e sulla salute dei cittadini”.

Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale UGL Salute