Roma – Un racconto duro, pronunciato dal letto d’ospedale, mentre è ricoverato in terapia intensiva e in attesa di accertamenti sulle sue condizioni di salute. Nell’ultima puntata di Falsissimo, l’ex conduttore televisivo Claudio Lippi interviene in collegamento con Fabrizio Corona e affida alle telecamere quello che definisce il racconto di “un sistema” vissuto dall’interno durante i suoi anni a Mediaset. “Sono in una merda di ospedale, in terapia intensiva, e non so ancora se ho un tumore ai polmoni”, dice Lippi all’inizio del suo intervento. “Parlo ora perché non ho più niente da perdere”.
Nel corso della telefonata, Lippi lega il racconto del sistema televisivo alla sua vicenda personale, parlando apertamente di un periodo di forte difficoltà: “Dopo anni di sofferenza sono arrivato a stare sotto un ponte, con mia moglie e mia figlia”, afferma, spiegando di aver toccato il punto più basso della sua vita dopo l’uscita dal mondo televisivo. Un passaggio che il conduttore collega direttamente al modo in cui, a suo dire, il sistema tratta chi non è più funzionale: “Quando non servi più, vieni cancellato. Non conta quello che hai dato, ma se sei ancora utile”.

Nel suo intervento, Lippi individua due figure centrali negli equilibri dell’azienda:
“Gerry Scotti e Maria De Filippi sono i due conduttori più potenti di Mediaset”, afferma.
Rievocando la sua esperienza a Passaparola, aggiunge:
“Io ho iniziato Passaparola, poi è arrivato Gerry Scotti. Quel programma ha fatto carriere e patrimoni”.
Secondo Lippi, attorno a quei programmi si sarebbe consolidato un meccanismo chiuso:
“Chi sta dentro continua a lavorare, chi esce viene cancellato”.
Ancora più dure le parole dedicate a Maria De Filippi, che Lippi contrappone alla figura di Maurizio Costanzo:
“Maurizio era un uomo che cercava di tirare fuori talento anche da chi non pensava di averlo. Maria no”, sostiene.
E aggiunge:
“Maria usa le persone e privilegia chi le piace, non chi ha talento. Non gliene frega niente del talento”.
Nel suo racconto parla apertamente di un presunto meccanismo di controllo: “Il sistema funziona come una catena di montaggio feudale: se accetti le regole lavori, se dici no scatta il buio”. “Esiste una lista nera. Le carriere vengono stroncate non per mancanza di capacità, ma per insubordinazione”, afferma.
Lippi chiarisce che il suo non vuole essere un attacco personale ma una testimonianza maturata nel tempo:
“Sono pieno di cicatrici di pugnalate alle spalle”, dice.
Il collegamento si chiude intrecciando fragilità fisica e bisogno di verità:
“Dopo vent’anni di sofferenza ho sentito il bisogno di raccontare come il sistema si comporta con le persone dopo averle sfruttate”.