Fano (PU) – La luce dorata del tramonto e il suono ritmico della risacca si fanno palcoscenico. In questa cornice suggestiva, gli studenti dell’indirizzo di Scenografia hanno dato vita ad una riscrittura scenica del capolavoro di Euripide che ha trasformato il litorale cittadino in uno spazio di riflessione universale
La didattica del fare: la spiaggia come laboratorio
Mettere in scena uno spettacolo all’aperto, fuori dalle mura rassicuranti della scuola o di un teatro tradizionale, rappresenta la massima espressione della didattica del fare. La spiaggia di Fano è diventata un laboratorio a cielo aperto. I ragazzi hanno dovuto misurarsi con le reali complessità della professione: progettare per adeguare le strutture sceniche a un ambiente naturale mutevole e vivo, gestirei materiali scegliendo elementi che potessero dialogare con la sabbia, il vento e la luce naturale del crepuscolo, risolvere gli imprevisti logistici legati a uno spazio pubblico e all’aperto. Questo tipo di orientamento formativo abbatte la barriera tra teoria e pratica. Permette ai giovani di acquisire competenze spendibili nel mondo del lavoro, sviluppando al contempo lo spirito di squadra, la responsabilità individuale e la resilienza di fronte alle difficoltà tecniche.
Il mito antico specchio del presente
Il cuore pulsante dell’operazione risiede però nel sottotitolo: “nostre contemporanee”. La scelta di Euripide non è casuale. Le Troiane è, per antonomasia, il dramma delle vittime della guerra, lo strazio delle donne che assistono alla distruzione della propria città e attendono di essere spartite come bottino dai vincitori. Portare questo testo in riva al mare oggi assume un significato geopolitico e umano di grande attualità. Quel medesimo mare che lambisce la spiaggia di Fano è lo stesso Mediterraneo che fa da sfondo alle migrazioni forzate, alle fughe dai conflitti moderni e ai naufragi della speranza. Attraverso gli occhi di Ecuba, Cassandra e Andromaca, gli studenti hanno costretto il pubblico a riflettere su temi caldi e urgenti: la brutalità insensata di ogni conflitto; la condizione di profugo e la perdita delle proprie radici; il corpo della donna usato come territorio di conquista. La riflessione guidata dai docenti, Giorgio Cassoni, Mariella Principi e Marco Balena e rielaborata dagli studenti dimostra come il teatro classico non sia un fossile polveroso, ma una lente d’ingrandimento per leggere le ferite del XXI secolo.
Un applauso alla scuola che si apre alla città
L’applauso caloroso che ha chiuso la serata, mentre il mare si scuriva, ha sancito il successo di un progetto che fa bene al territorio. Il Liceo Artistico di Fano ha dimostrato come la scuola possa e debba essere un centro di produzione culturale vivo, capace di uscire dalle aule per contaminare gli spazi urbani e regalare alla cittadinanza un’esperienza di valore civile ed estetico. I giovani studenti non hanno solo costruito una scenografia; hanno costruito un ponte tra la memoria del passato e la coscienza del presente.